Nelle cronache della trasferta di Modena, qualcuno ha dato spazio agli screzi tra tifoserie, a un presunto episodio di violenza che avrebbe coinvolto alcuni sostenitori del Catanzaro. Episodi che vanno sempre condannati e stigmatizzati. Eppure, chi ha vissuto quella partita dal settore ospiti sa che la notizia più vera, più potente, è rimasta fuori dai titoli e dalle righe.
La vera notizia è che, sotto di un gol, la Curva del Catanzaro ha cantato ininterrottamente per tutti i quindici minuti dell’intervallo. Nessuna pausa, nessun silenzio. Solo cori, battiti di tamburo e voci che non si sono mai spente. E tutto questo sotto la pioggia, con l’acqua che bagnava giacche, sciarpe e volti, ma non riusciva a spegnere il fuoco del tifo.
Cantare mentre si perde, cantare quando il cuore pesa, la gola brucia e il cielo si apre in lacrime, non è da tutti. È da grandi tifoserie. È da chi porta dentro qualcosa che va oltre il risultato. È da chi sa che seguire il Catanzaro non è solo una passione, ma un patto. Una fede incrollabile, testarda, meridionale fino al midollo.
In quel settore, a Modena, c’era tutto: l’orgoglio di una città, l’amore di una terra, la memoria di chi non c’è più, e la voce di chi ci sarà sempre. C’erano padri e figli, ragazzi con la sciarpa legata al polso, volti stanchi e occhi accesi. Non hanno aspettato un gol per farsi sentire. Hanno deciso che quel silenzio non gli apparteneva.
E allora, che si raccontino pure gli episodi marginali. Ma la vera storia di Modena-Catanzaro, quella che vale la pena tramandare, è fatta di quindici minuti di cori sotto la pioggia, in uno stadio che non capiva ma ascoltava. È lì, in quel boato che non si spegneva, che si è vista tutta la forza della nostra gente.
Una cosa che fanno solo le grandi tifoserie.
Una cosa che fa solo il Catanzaro.
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Redazione 24