Catanzaro News Io dico seguitando

Diario di una trasferta, un viaggio dell’anima

Scritto da Redazione

Il risultato passa, l’appartenenza resta

La città dorme ancora, stretta nelle coperte di un sabato qualunque. Ma per noi, tifosi del Catanzaro, questo non è un sabato qualunque. È giorno di trasferta, e l’adrenalina ha già suonato la sveglia prima ancora che questa facesse il suo dovere. Occhi ancora gonfi di sonno, ma cuore già in campo.

Colazione veloce, giusto un caffè nero come le notti passate a immaginare gol e vittorie. La maglia del Catanzaro è la prima pelle che indosso, e sopra la sciarpa storica: quella sfilacciata dagli anni, baciata dalle gioie e dalle lacrime, ma sempre con me.

Esco di casa che il silenzio regna sovrano. Le serrande abbassate, le strade vuote, e solo il rumore delle scarpe sull’asfalto bagnato. Ma nel cuore sento già i cori, i tamburi, i battiti di mille cuori che pulsano all’unisono con il mio.

Sul treno, sull’auto o sul pullman organizzato o in aereo non importa il mezzo: ciò che conta è la meta. Ogni chilometro è un pezzo di speranza, ogni curva una promessa, il gate è l’ingresso al paradiso. Si canta, si ride, si ricordano le imprese passate, si sognano quelle future. Si parla di formazione, di scelte, di sorprese. Ma soprattutto si sente che non si è soli.

E poi l’arrivo. L’inizio della partita è ancora lontano, ma prima c’è un rito altrettanto sacro: si mangia insieme. Panini col capicollo o soppressata, pasta al forno, braciole, crocchè di patate, olive schiacciate, dolci fatti in casa e vino rosso tirato fuori dal baule con orgoglio. Risate, brindisi, racconti. È un banchetto popolare che sa di casa, un momento che unisce, che scalda più del sole, più dei cori.

Poi si va. Lo stadio ospite si colora di giallorosso, perché eravamo in tanti. Tantissimi. Un Popolo intero in marcia, provenienti da ogni angolo della Calabria, dell’Italia e oltre. Famiglie, ragazzi, vecchi cuori fedeli.  Gli occhi degli altri ci guardano come si guarda chi non ha paura di niente. E noi, con la voce e con l’anima, facciamo sentire che siamo lì. Sempre.

La partita può finire in qualsiasi modo. Possiamo tornare con tre punti, con un pareggio o con l’amaro in bocca. Ma il risultato non cambia ciò che siamo.

E mentre il sole tramonta dietro i finestrini appannati del ritorno, uno sguardo perso fuori dice tutto: questa squadra è un pezzo di noi. Una promessa mai spezzata, un richiamo che ci tiene uniti anche a distanza.

Perché tifare Catanzaro è come portarsi dentro il profumo del mare anche quando si è lontani. È una nostalgia che non fa male, ma dà forza.

Non per moda. Non per gloria.

Ma perché certe passioni non si spiegano: si vivono.

Avanti Catanzaro ed alla prossima trasferta.

Harp

 

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