Altromercato, guida ragionata alla sessione invernale
Data: Ven, 05 gen 2018 16:00 CET
Argomento: Catanzaro News


Di cosa ha bisogno il Catanzaro? Quali reparti rinforzare? Quali prospettive a livello progettuale? Le risposte alla domande da porsi prima di invocare la rivoluzione di gennaio
 


 

L'apertura della sessione invernale di calciomercato ha dato inizio all'immancabile caccia al nome, alla trattativa, alla notizia utile a strappare qualche condivisione in più. 

Abbiamo scelto di sottrarci a quest'inutile rincorsa e proporvi un'analisi ragionata, basata sulle esperienze del passato e sulle reali esigenze di una squadra che al momento è in linea con l'obiettivo stagionale dichiarato di una tranquilla salvezza

Iniziamo da alcune doverose premesse sul mercato di riparazione:

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  1. Le rivoluzioni invernali non ci piacciono. Il mercato di riparazione, come dice la parola stessa, dovrebbe servire solo a puntellare e migliorare un progetto tecnico partito a luglio.
  2. Nonostante la premessa del punto 1, la situazione del Catanzaro si presenta anomala per almeno un paio di ragioni. La prima è che la squadra era stata costruita per un altro allenatore con caratteristiche opposte rispetto all'attuale. La seconda è che gli interventi dovranno essere funzionali ad un progetto tecnico futuro con Dionigi o almeno con un tecnico dalle caratteristiche simili.
  3. Gli infortuni che hanno falcidiato la rosa nel corso del girone d'andata rappresentano un problema del quale la società dovrà occuparsi maggiormente e meglio per evitare investimenti onerosi privi dell'adeguato ritorno sul piano tecnico.  
  4. Infine, bisognerà tenere conto della regola under (il Catanzaro ne ha utilizzati parecchi), dei prestiti e di quei ragazzi che nel bene e nel male non hanno reso secondo le aspettative, in particolare Lukanovic, Imperiale, Nicoletti, Puntoriere e Kanis

A fronte di queste premesse, analizziamo in dettaglio i singoli reparti del Catanzaro:

DIFESA - Nordi, dopo l’avvio incerto, è ritornato ad essere il portiere che conoscevamo. I suoi compagni di reparto sono Sirri, Di Nunzio, Riggio e Gambaretti.

Di seguito le prime incongruenze. Gambaretti, che ha dimostrato di essere un discreto difensore è spesso infortunato. Riggio doveva essere una riserva e invece si ritrova ad aver accumulato un numero cospicuo di presenze. Sirri sembra essere in partenza.

Una difesa va costruita con elementi duttili ma bisognerà capire se il tecnico vorrà giocare a quattro o a tre. Nella prima ipotesi servirebbe un terzino destro capace anche di offendere, nella seconda ipotesi un difensore dal piede destro e un sinistro che dovrà sostituire Sirri in partenza.

A questo punto in rosa ci ritroveremmo con Di Nunzio centrale, Gambaretti da recuperare, Riggio e due nuovi elementi da individuare.

L’ideale sarebbe cercarli con capacità di giocare sia a tre che a quattro, ma non è facile trovarli con tali caratteristiche.

Da sottolineare il fatto che, quando abbiamo giocato a quattro dietro, abbiamo anche utilizzato Zanini terzino destro e Imperiale o Nicoletti dall'altra parte,  e in questi casi abbiamo pagato dazio, perché questi calciatori non hanno la caratteristica di saper fare la doppia fase.

maitaCENTROCAMPO - Nel mezzo abbiamo due play, Maita e Van Ransbeeck (ormai guarito), i quali sono elementi su cui puntare e addirittura il belga non avrebbe difficoltà, viste le sua duttilità, a giocare al fianco di Maita.

Benedetti, Marin, Onescu e Spighi, con Nicoletti, Zanini e Imperiale, si sono alternati sulla linea dei centrocampisti, con qualcuno (Onescu e Spighi) che ha addirittura giocato nel ruolo di trequartista a ridosso delle punte.

In questa zona del campo servirebbe almeno un elemento capace di vedere la porta, giacché il tiro da fuori e l’inserimento sotto porta dei centrocampisti è diventato quasi una chimera, con il solo Zanini capace di svolgere questo tipologia di gioco, ma che spesso per esigenze di formazione è schierato in posizioni ibride e distante dalla porta.

ATTACCO - Il reparto avanzato si dovrebbe  basare su una punta forte, ma con il fiore all’occhiello del mercato (Infantino) che non gioca e con Letizia di difficile collocazione tattica, come spesso accade per quella tipologia di calciatore, possiamo affermare che è il reparto più deludente.

Cunzi era partito bene ma fra età e infortuni non può essere considerato un titolare. Lo stesso Falcone, bravo tecnicamente, non è il classico attaccante esterno capace di saltare l’uomo e creare superiorità o essere un fulmine nelle ripartenze.

Puntoriere, schierato anche da centravanti si è perso, chiaramente il ragazzo è solo un’ala offensiva, come lo è Kanis. Dii Lukanovic abbiamo detto, mentre risulta inutile Anastasi, specie senza esterni capaci di affondare sulle fasce e crossare per l’ariete.

Pertanto la squadra va modellata, pensando prima a come il tecnico intende farla giocare, al modulo o ai moduli che si vogliono applicare e a questo punto, elementi già in rosa che non hanno reso perché schierati in modo anomalo, potrebbero anche tornare utili. 

MISTER DIONIGI - Veniamo al tecnico. Dionigi ha dato sicuramente una scossa all'ambiente.

Il mister ha cominciato a costruire un nuovo atteggiamento mentale, la squadra ha molta più propensione alla corsa e al duello in ogni zona del campo.

La linea difensiva appare più alta mentre in fase di non possesso anche gli attaccanti cercano di pressare il portatore di palla.

Il problema è la costruzione del gioco ed un sistema equilibrato, e stabile, nel posizionamento e negli interpreti.

La manovra viene impostata dai difensori con palle lunghe, oppure con fraseggi che difettano del tempo e dello spazio.

La continua alternanza nella zona nevralgica del campo, accompagnata talvolta con avvicendamenti in cabina di regia, ha generato confusione, e qualche malumore, anche nel pacchetto dei centrocampisti.

La linea è stata quasi sempre a quattro, con un elemento leggermente spostato in avanti nel ruolo di trequartista a ridosso delle punte - ma senza averne le caratteristiche -, con variazioni sugli interni e sugli esterni, sempre alla ricerca di una stabilità che ancora oggi non si è riuscita a trovare.

Le conseguenze purtroppo non sono positive. La situazione ha generato perdita di autostima e, cosa evidentissima, mancanza di motivazioni nella consapevolezza di non poter fornire quell'indispensabile contributo in termini di costruzione del gioco.

L’attacco è anemico perché manca un vero goleador di razza, ma soprattutto perché la palla non arriva con la giusta carica di finalizzazione.

Su questo il mister Dionigi non è che abbia fatto notare grandi miglioramenti. Per vincere le partite non serve solo la corsa e la cattiveria agonistica ma anche geometrie, ordine, e tanta organizzazione a centrocampo.

Nelle ultime uscite stagionali il Catanzaro ha dimostrato di essere veramente in crisi di gioco pur avendo sicuramente un roster di centrocampisti di tutto rispetto.

Incidere su questo reparto con il mercato di riparazione comporta notevolissimi rischi perché in uscita significherebbe perdere giocatori importanti, alcuni patrimonio della società, mentre in entrata significherebbe acquistare elementi che si integrano con il sistema di gioco del mister ma che potrebbero non garantire miglioramenti di gioco e, cosa altrettanto importante, non essere funzionali al futuro progetto del prossimo anno.

La società deve muoversi con oculatezza pensando al breve, ma anche al lungo periodo, dapprima provando a verificare le reali potenzialità dei suoi calciatori e poi orientarsi verso la ricerca del correttivo capace di colmare le lacune.

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La squadra non è da rifondare, né da smantellare, occorre farla giocare meglio avendo maggiore consapevolezza delle potenzialità dei singoli in organico, lasciando andare chi non ha stimoli e motivazioni, cercando i rinforzi giusti per garantire maggiore consistenza in attacco e negli altri reparti.

Aumentare il numero dei giocatori con elementi di media-bassa caratura finisce solo per appesantire i costi e non è certo una buona soluzione a fronte della ricerca della migliore strategia futura.

La parola programmazione è quella giusta in un anno in cui la società ha dichiaratamente proclamato di essere in transizione e di dedicarsi alla stabilità manageriale.

L’obiettivo della salvezza non deve essere dimenticato ma per farlo non bisogna lasciarsi trascinare dall'euforia per qualche partita vinta o dalla depressione per qualche partita persa. Il dato deve essere costante nella prospettiva di crescita e nella consapevolezza che solo al termine della stagione si potranno tirare le somme.

Nessuno deve pensare ad avere il posto confermato per il prossimo anno, oppure, dinanzi a tale modello di società, crearsi situazioni di comodo strumentalizzando il mercato di riparazione per garantirsi il futuro.

Chi avrà fatto bene dovrà rimanere, e chi male andare a casa, ma con la società finalmente strutturata si potrà pensare di ambire a qualcosa di più importante facendo tesoro degli errori commessi e, per esempio, iniziare a costruire un settore tecnico in cui allenatore e direttore sportivo possano essere di comune intesa per ogni minimo dettaglio di campo e di mercato. 

Red (consulenza tecnico-tattica di Paolo Carnuccio)







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