Va' dove ti porta il cuore
Data: Sab, 18 mar 2017 16:38 CET
Argomento: Catanzaro News


Un appello alla società, alla squadra, all'ambiente. Perché chi ha sbagliato pagherà, ma almeno evitateci i sermoni e le prediche
 
 
 


Partirò con una doverosa premessa. Questo articolo non vuole essere né prolisso, né retorico.

Sappiamo bene come sono andate le cose ultimamente, ma il traboccare di opinioni spinge spesso all'ipocrisia, per non dire all'incoerenza.

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Tutti colpevoli dunque. Senza entrare in analisi che lasciano il tempo che trovano. Chi ha sbagliato pagherà sulla propria pelle, ma non equivocate. Non assolvo, non giudico. Non mi va di farlo.

Non mi va perché in fondo dal di dentro, mi ritornano in mente fatti ed episodi molto più umilianti di quelli che si vivono oggi.

Iniziando dalla scomparsa dell'Uesse che agonizzava sotto i balli di una nazionale che sbancava Berlino. Passando dal Flaminio, dai play-off farsa, dai tavoli istituzionali e da tanti di quegli episodi che a metterli in fila c'è da farsi venire il vomito.

Chi come noi ha l'onore di portare avanti una storia gloriosa, ne porta anche l’onere e sopporta le conseguenze. Ma non chiamatela follia.

È nel torto che  bisogna ricercare i motivi, perché l'unica soluzione è trarne una lezione, un insegnamento. Ed allora a chi in questi giorni si sente disorientato, deluso o persino rincuorato da episodi non calcistici, invito ad una riflessione collettiva, a comprendere le leve di un atteggiamento ambientale.

Alla società in primis, se crede che il silenzio, la mancata condivisione, il muro innalzato non abbiano agevolato le divergenze fino ad esasperare le posizioni.

Ai calciatori che con una scarsa propensione al sacrificio hanno dimostrato di interessarsi poco alle sorti del campionato e praticamente strafottuti degli inviti fatti dalla tifoseria. Ne avevo parlato la volta scorsa, credendo che la strada più difficile fosse stata intrapresa, ma serviva l'aiuto di tutti.

Mi sono sbagliato. Altri hanno fallito.

A tutto l'ambiente, infine, l'ultimo appello. È di queste ore la notizia che le partite in serie C (sì, mi piace chiamarla ancora così) inizieranno con 15 minuti di ritardo, per protesta e per stigmatizzare i fatti accaduti che hanno messo al centro dei problemi di tutto il calcio anche gli episodi di Melfi.

Tutto è lecito, ci mancherebbe. L'attenzione mediatica in questi casi è il minore dei mali.

Ma rispetto alle innumerevoli combine, alle squallide pantomime, ai risultati sorprendenti a cui i tifosi assistono ogni domenica, nessuna levata di scudi, nessun commento di sdegno né tantomeno prese di posizione.

Eppure quei tifosi così violenti, cosi folli, si muovono ogni domenica per seguire una passione, accarezzare sogni, entusiasmi e voglia di divertirsi. Qualcosa non torna.

In tanti si impegnano a levare tutto questo alla gente. Arraffano, rubano, spartiscono e si pagano. In passato ne abbiamo viste cose che voi umani...

A farne le spese è sempre la parte più debole. Ed allora mi ripeto, chi ha sbagliato pagherà, ma quantomeno evitateci i sermoni e le prediche. Il pulpito da cui provengono è sullo stesso identico piano. Anzi peggio.

Giuseppe Bitonti







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