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Il Catanzaro lotta ma perde. Risveglio troppo tardivo?

Un’ altra buona prestazione delle Aquile, non serve ad evitare la sconfitta, oramai la serie C è dietro l’angolo

articolo di Massimo Saverino

Un altro schiaffo rimediato in terra pugliese accompagna la squadra giallorossa sulla via dell’ amara retrocessione.
Eppure il Catanzaro che non ti aspetti sfodera una discreta prestazione, che lascia i biancorossi in campo ed i pochi spettatoti presenti al San Nicola attoniti.
Partenze brucianti, buone manovre a centrocampo ottima disposizione difensiva e tanto cuore; ma non basta.
E’ finita con un clamoroso autogol, questa ennesima sciagurata stagione delle aquile, certo la matematica non ci condanna ancora, ma mancano sei partite (di cui 4 contro le prime 4 della classifica), ed i play out sono a 7 punti … un abisso !
Una stagione in cui si doveva cercare il rilancio e cancellare le brutte figure dello scorso anno, si sta invece concludendo allo stesso identico modo, con una retrocessione annunciata già alla fine del girone d’andata.
Quasi a nulla sono serviti gli innesti di gennaio e l’arrivo di un motivato Giordano in panchina a sostituire un Guerini, lontano parente del mister che negli anni ottanta prima dell’inferno della serie C, stava per condurre le Aquile verso l’ennesimo paradiso della massima serie.
Errori a valanga, una dirigenza assestatasi non più di due mesi addietro, tira e molla societari, contraddizioni, bugie e quant’altro hanno contraddistinto questi due anni di serie cadetta, lasciando che la barca affondasse quasi senza batter ciglio.

Presidenze vissute come campagne elettorali, dirigenze a lavoro sui tavoli improvvisati delle tre carte, il tutto condito da parole di circostanza e da alleanze quanto mai improbabili.
A farne le spese come al solito la parte sana del calcio, che per la nostra piccola realtà si identifica in coloro che da sempre ed indipendentemente dai risultati hanno tenuto alto quel vessillo che risponde al nome di U.S. CATANZARO 1929
Purtroppo è già tempo di bilanci, ed il nostro non può che essere negativo. Certo è innegabile che negli ultimi due mesi la sinfonia sia un attimo cambiata, ma gli orrori commessi in precedenza da una società attenta solamente a “fare il pieno” e gettare fumo negli occhi di chi credeva finalmente di rivivere (o vivere per la prima volta) i fasti del calcio nostrano, hanno relegato il nostro amato Catanzaro ai margini di una serie B, ampiamente alla nostra portata.
Oggi non è colpa di Giordano, o di coloro che hanno indossato la maglia da gennaio in poi (è un concetto che tengo a ribadire), il nostro campionato se fosse iniziato appunto tre mesi fa, sarebbe in linea con le aspettative, purtroppo paghiamo un disastroso girone d’andata figlio dell’indifferenza e della scapestrata gestione societaria.
Non ci si improvvisa dirigenti, o addetti ai lavori, quando il patrimonio e gli interessi sono così alti e le aspettative del tifo altrettanto; non ci si improvvisa direttori d’orchestra senza adeguate conoscenze, altrimenti il risultato è garantito:IL DISASTRO!
Il popolo giallorosso si appresta a tornare nel limbo della serie C1, con un preoccupante fardello: un Amore smarrito; ma anche una speranza, figlia delle ultime prestazioni del Catanzaro, LA DIGNITA’
Ad aprile il nostro destino sembra già segnato, ma tutto ciò potrebbe trasformarsi in un vantaggio, sia per il finale di stagione (OBBLIGATORIO ONORARE OGNI PARTITA DA QUI ALLA FINE, I TIFOSI MERITANO ALMENO QUESTO REGALO), sia per la prossima stagione, infatti Pavarese ed Improta possono per tempo programmare una serie C1 degna, con l’allestimento di una squadra che possa compiere in fretta la risalita.
Ma il vero problema da risolvere rimane quello della proprietà. Con quali mezzi e con quale voglia ci si appresta verso questa nuova avventura?
Quanto si è disposti a far piazza pulita del passato, ammettere le proprie colpe, assumersi le responsabilità e ripartire per il bene comune e con l’unico scopo di rivedere VOLARE LE AQUILE ? E’ questo prima di tutto il nodo da sciogliere, le fortune di una squadra di calcio dipendono in primis dalla solidità della proprietà, ed i risultati sono profondamente legati alla costanza ed all’impegno profuso dalla stessa nel corso degli anni.
In poche parole, oltre che a spendere, per vincere occorre essere forti, e soprattutto dimostrare di esserlo!
E per essere forti occorre smettere di parlare a sproposito e sparare sul tifoso, costretto a fare la parte del capro espiatorio, fare tesoro dei propri errori (invece quest’anno si è perpetrato lo sfacelo della scorsa stagione)e cercare di essere presenti economicamente ed insistentemente a livello d’immagine a 360° rispetto al fulcro: la squadra di calcio.
Occorre motivare gli atleti, non farli, sentire soli, colpirli duramente nel momento in cui si acclara un loro rilevante errore, curare i rapporti con ogni angolo della tifoseria (organizzata e non), essere presenti in seno alla FIGC e far sentire la propria voce (piccola o grande che sia), far pressione affinché gli arbitraggi siano più giusti e coerenti. Per far tutto questo occorre però essere compatti e sicuri della propria forza, occorre essere certi di non essere in torto, occorre dimostrare che crediamo veramente in quel che facciamo.
Invece ad oggi l’unica certezza è l’incombenza della retrocessione, nonostante i buoni propositi dopo il ripescaggio di agosto. Quanto dovremo attendere invece per il giorno della riabilitazione sportiva della nostra amata Uesse ?

M.S.

Autore

Davide Pane

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