ASSOCIAZIONISMO – Nasce a Catanzaro il collettivo di donne GAIA

Si è costituito a Catanzaro un collettivo di donne, denominato GAIA, con lo scopo di discutere e difendere l’universo femminile a 360°.

Ecco il testo integrale del documento programmatico prodotto dal GAIA di Catanzaro.

“Cosa può scaturire dall’incontro di alcune donne diverse per età, esperienze sociali e culturali, familiari e lavorative, approdate alla politica per desiderio di trasformazione di sé e del mondo, ciascuna da un punto diverso? Che cosa accade quando alcune donne decidono di intrecciare le soggettività e costruire uno spazio comune entro cui condividere ed elaborare desideri, contraddizioni, volontà di trasformazione, pratiche, e ricerca di nuovi strumenti di analisi?
Può accadere, ad esempio, che vada in frantumi l’inganno della neutralità, la campana di vetro che ci sta addosso da quando, anni or sono, i sacerdoti dell’Ordine celebrano il funerale del femminismo. Può succedere che queste donne, energizzate dalla pratica del collettivo, decidano che è ancora e sempre il momento di capire che cosa significhi esistere qui ed ora in un corpo sessuato, tenendo occhi aperti su sé e sul mondo, entrando col proprio corpo di donne nel calderone della politica.
Con questo intento ci incontriamo una prima volta e da subito tra di noi la discussione si arricchisce di nuovi spunti e stimoli di riflessione… L’occasione è la fase di preparazione e di propaganda per il referendum sulla fecondazione assistita che, lo scorso Giugno 2005, ha visto scendere in piazza centinaia di migliaia di donne per rivendicare il diritto alla libertà e all’uguaglianza, anche quando la “natura” ci mette nelle condizioni di non essere “uguali” e di non avere geneticamente le stesse opportunità.
Da allora quel gruppo di “Donne teoriche e pratiche” è rimasto unito per provare a dare alla società in cui vive e agisce quotidianamente, il proprio punto di vista che, lungi dalla pretesa di essere eticamente o moralmente perfetto ed ineccepibile, pretende tuttavia diritto di cittadinanza, di esistenza e di ascolto.
E’ proprio con i nostri corpi e le nostre menti di donne che intendiamo parlare alla società che contribuiamo a determinare, a formare e ad educare. Nel processo formativo abbiamo un ruolo fondamentale e proprio nell’esercizio dello stesso ci misureremo per comprendere, sviscerare e tentare di risolvere quei nodi che a parer nostro giammai sono gordiani ma a volte troppo ingarbugliati perché gli occhi di chi è spesso attento solo all’io possa districarli.
La ricchezza di analisi, di elaborazione culturale ed umana di cui siamo capaci sarà al servizio di ognuna di noi e dell’intera comunità nella quale abbiamo scelto di restare a vivere.
Catanzaro è una città difficile sotto molti aspetti, spesso si presenta contorta e anomala, rappresenta una delle pochissime realtà mondiali in cui esistono incongruenze e seri problemi ma la risposta ad essi quasi mai è il conflitto sociale e la lotta, bensì l’adeguamento a pratiche politiche, sociali e culturali che non solo avallano un atteggiamento volto e rivolto verso i singoli interessi o gli interessi dei pochi, ma lo accettano di buon grado creando assenza di dialettica e incapacità critica.
Vogliamo essere testimonianze vive e attive di una nuova critica nella città di Catanzaro. Intendiamo esprimere il nostro punto di vista ma non limitarci a farlo semplicemente, d’altra parte questo l’abbiamo sempre fatto pur nella solitudine globale, crediamo che ora più che mai sia il tempo di intervenire concretamente e lasciare il segno.
L’11 Febbraio 2006 è stata una data importante per noi donne del Mezzogiorno d’Italia e per tutte le donne. La nostra collettiva e spontanea partecipazione attiva alla manifestazione dell’11 Febbraio per difendere la legge 194 in tutta la sua complessità di espressione ha voluto significare molto di più ed è andata oltre la legge stessa. Il nostro stare insieme per le piazze di Napoli ha inteso rivendicare il diritto all’autodeterminazione della donna, il diritto alla libertà di procreare con consapevolezza, il diritto di essere donne in tutte le espressioni sociali, culturali, politiche, umane.
Manifestare quel giorno per noi ha significato tutto questo oltre che capacità di stare insieme seppur diverse, di creare, inventare, immaginare, sognare.
Manifestare è partecipare, partecipare è donare parte di se ad una comune causa che è la libertà in ogni sua forma ed espressione. Il cammino è certamente lungo, molto c’è ancora da fare. Insieme”.

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Redazione

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