LAVORO: Catanzaro, in nero soprattutto immigrati e giovani

In provincia di Catanzaro i potenziali lavoratori irregolari sono rappresentati dagli extracomunitari non regolari, dai giovani in cerca di prima occupazione e dagli immigrati in genere. Donne, pensionati e portatori di handicap sono, invece, categorie poco propense a candidarsi come potenziale manodopera ”in nero”. Il dato è emerso da una ricerca realizzata dalla Tea, nell’ambito del progetto ”Towards an integrated approach of combatting undeclared labour” che si pone l’obiettivo di è quello di elaborare strategie innovative di programmazione dello sviluppo socio-economico territoriale, al fine di promuovere un approccio coordinato di contrasto all’economia sommersa. I risultati sono stati presentati questa mattina a Catanzaro nel corso di un convegno organizzato dalla Camera di Commercio ed al quale ha partecipato anche la provincia di Catanzaro con il suo assessore alle Attività produttive, Filippo Capelluto, il quale partendo da un’analisi che fa riferimento agli ultimi dieci anni ha sottolineato che ”nel Sud a differenza del Nord dove l’economia si è auto finanziata perché – ha spiegato – avevano un’esperienza di azienda, l’economia stenta a crescere, il mondo del lavoro rimane fermo”. Il problema grosso, ha spiegato Capelluto grosso ”è che l’occupazione che si è creata è piccola e fa si che il mercato sia stravolto da prezzi bassissimi”. Un dato ha aggiunto Capellupo che emerge ”proprio dall’indagine”. Ed a giudizio dell’assessore provinciale alle Attività produttive della Provincia è cessarlo intervenire o con ”un’azione repressiva o una forte azione di rilancio del territorio” e che aiuti i giovani ”a rimboccarsi le maniche anche perché la famiglia è in crisi proprio per questo motivo perché non abbiamo fatto granchè per costruire il lavoro”. Per cui, secondo Capelluto, ”ben venga la formazione legata all’economia del territorio; ben vengano gli investimenti delle aziende”. Capelluto suggerisce di ”fare una pressione sul territorio per spiegare alle imprese come ottenere gli investimenti; fare formazione ai giovani ed infine di utilizzare il cartellino giallo, cioè, come ha fatto il governo, avviare un controllo più assiduo delle aziende”. Ritornando al progetto questo e finanziato dall’art. 6 ”Azioni Innovative e Assistenza tecnica” del regolamento Cee 1784/1999 del Fse, ed in questo contesto economico la Camera di Commercio di Catanzaro e’ stata responsabile dell’attuazione dell’Azione 1 – Analisi del sistema occupazionale locale. Duplice l’obiettivo di questa attività che è stata finalizzata, da un lato, alla descrizione della realtà socio-economica della provincia di Catanzaro, dall’altro, a fornire una valutazione qualitativa del fenomeno ”lavoro sommerso”. La ricerca, condotta per conto della Camera di Commercio dalla Tea sas (societa’ catanzarese di servizi operante nel campo della ricerca statistica applicata), ha consentito di identificare i punti di forza e di debolezza del sistema oggetto di studio attraverso l’attenta lettura di una complessa batteria di indicatori statistici cui ha fatto seguito un’indagine campionaria rivolta a testimoni privilegiati, rappresentati dai professionisti operanti nel settore della consulenza del lavoro. Nella sua presentazione la Elena Console, amministratore della Tea, ha illustrato i risultati conseguiti che mettono in risalto la vivacita’ e la dinamicita’ dell’economia provinciale, in crescita costante dal 1995 ad oggi, e caratterizzata, dal punto di vista settoriale, prevalentemente dalle attivita’ commerciali, cui seguono il settore agricolo, quello edilizio ed il manifatturiero. Tuttavia il contesto si presenta ”polverizzato”, in considerazione del fatto che il 70% delle imprese registrate nella provincia e’ costituito da ditte individuali, micro-imprese con un numero limitatissimo di occupati, mentre in termini di crescita demografica l’analisi dei dati intercensuari registra un andamento negativo. Grazie alle tecniche di analisi statistica multidimensionale e’ stato possibile arricchire l’informazione a livello provinciale con informazioni piu’ dettagliate sulle caratteristiche socio-economiche di ciascuno degli ottanta comuni della nostra provincia. In questo modo e’ stato delineato un quadro di riferimento che puo’ fornire un adeguato supporto conoscitivo utile agli enti locali, associazioni di categorie ed altre istituzioni nell’ambito del quale individuare strumenti per facilitare l’emersione del lavoro sommerso. Successivamente sono stati illustrati i risultati dell’indagine indirizzata ad un campione di dottori commercialisti, ragionieri e consulenti del lavoro operanti nella provincia. La percezione che questi hanno del fenomeno e’ che questo sia, purtroppo, fortemente diffuso nella nostra provincia e che interessi soprattutto i settori delle costruzioni, dell’agricoltura ed il commercio. I potenziali lavoratori irregolari sono rappresentati dagli extracomunitari non regolari, dai giovani in cerca di prima occupazione e dagli immigrati in genere. Donne, pensionati e portatori di handicap sono, invece, categorie poco propense a candidarsi come potenziale manodopera ”in nero”. Le ragioni che inducono le precedenti categorie di persone ad accettare forme di lavoro non regolare sono principalmente due. La prima e’ che nella ricerca del lavoro le persone riescono ad impiegarsi solo in modo irregolare, mentre la seconda e’ data dall’esigenza di conservare forme di sussidio fruite a vario titolo. Cause principali del fenomeno, a detta degli intervistati, sono il costo del lavoro, la pressione fiscale, l’assenza di attivita’ industriali e di infrastrutture, cui si aggiunge l’inefficienza della pubblica amministrazione. Tra i possibili interventi suggeriti per contrastare il fenomeno si sottolinea la necessita’ di accrescere le agevolazioni per le assunzioni e l’accessibilita’ al credito, snellire la burocrazia, potenziare il sistema formativo, agevolare la nascita di nuove imprese, mentre appare non incisivo o risolutivo l’incremento delle azioni di controllo e repressione. Un’ultima considerazione e’ relativa all’efficacia delle funzioni svolte dai Centri per l’impiego, le cui azioni riguardanti l’informazione, l’orientamento e la consulenza alla formazione ed al lavoro sono state considerate positivamente, anche se si reputa che tali Centri non siano ancora pronti a svolgere appieno il proprio ruolo.
Emanuele Amoruso

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