Bar Mangialavori

L’avvocato ”Azzeccagarbugli”

In un’estate rovente tra ripescaggi, Vesuvio… e mercato
di Giuseppe Mangialavori

Un tempo si discuteva sul fatto che la Formula Uno fosse o meno uno sport visto che il tutto dipendeva da giochi di potere, dalla tecnica, dagli sponsors e poco o nulla dalle capacità del pilota.
Da qualche anno a questa parte, il calcio è malato di una patologia non meglio identificabile, è una malattia strana e il business c’entra poco, pochissimo.
Quando da piccoli si giocava a pallone utilizzando la spiaggia (in estate) piuttosto che quella stradina poco frequentata dalle auto sotto casa, si improvvisavano come “porta” le cose più disparate: le ciabatte o qualche pietra sulla battigia, gli zainetti o le malcapitate porte di qualche garage o esercizio commerciale momentaneamente chiuso (se di domenica), in strada.
Praticamente i gol non si facevano mai. A volte il tiro era troppo “alto” a seconda dell’altezza del portiere (il più delle volte il più piccolo o più cicciotello) e poi c’era difficoltà a mettere i pali, figuriamoci le traverse! Il più delle volte era “palo” (!) e solo se si aveva la fortuna di indirizzare il tiro al centro dello spazio delegato a questo compito, forse… allora si gridava al gol certo e nessuno aveva il coraggio di obiettare nulla. Dipendeva tutto dagli amichetti con i quali si giocava e dalla loro accettazione della eventuale sconfitta.

Traslando il concetto al calcio moderno, non cambia nulla in quanto a infantilità e ancora peggio se parliamo del particolarismo giuridico, il tutto condito da una buona dose di ignoranza dell’ordine più discusso: quello dei giornalisti (o presunti tali).
Il responso del rettangolo di gioco conta poco o nulla e a fine torneo ( e questo oramai è pacifico), se ci sono problemi per qualche team che non ha la possibilità finanziaria di partecipare al campionato di competenza, le regole del gioco, anche se rigidamente “scritte” e riconosciute da coloro che le hanno partorite, vengono interpretate a seconda delle convenienze (“alto”, “palo”, “fuori”!!!).

Poi si dice che il calcio è in crisi, che oramai è tutto business, che Sky = skyfo, vince le gare per i diritti dei mondiali ecc. ecc.
E quanti farisei, quanti sinedri pronti a crocifiggere al momento giusto come se nulla fosse. Barabba? Tantissimi! Pilato? Ancora di più. Il Popolo? Non conta nulla, così come non conta nulla in altre e più importanti circostanze…

Il “ripescaggio”, questo oggetto del desiderio di tutti coloro che non hanno “trovato” la marmellata o per meglio dire, l’hanno smarrita strada facendo. Qualcuno ne usufruisce arrossendo per il “regalo” qualcun altro addirittura lo “pretende”! E’ come quando si gioca sotto casa o sulla spiaggia (vedi sopra) e non tenendo più il conteggio dei gol l’amico cerca di fare il furbetto e anche se tu sei tre gol di vantaggio, ti dice: “siamo pari!”. Solo quando tu ti fai forza e gli ricordi dei tre gol di credito, lui si arrende e ti “concede” un solo gol di vantaggio e tu cedi solo per amor di pace!
Guarda come si comporta un uomo nel giuoco e così si comporterà nella vita.

Nulla di diverso accade dalla sopra citata circostanza, nel mondo del moderno football. Preziosi fa il furbo? Ma dopo tanti anni è giusto che il Genoa approdi alla serie “A”! Sentenziano i commossi (presunti) giornalisti! Il Napoli ha perso lo spareggio promozione con l’Avellino? Merita il ripescaggio! Risentenziano tutti. Una città come Napoli ha il diritto di essere ripescata! E le squadre che per diritto lo sopravanzano in classifica ripescaggio? Certamente sono in crisi, lo stabiliamo noi! Re-rì-sentenziano i (cosiddetti) giornalisti RAI, Mediaste ecc. ecc.
Ma oltre all’ordine (”disordine”) dei giornalisti a ruota si aggiungono anche : trasmissioni televisive “tristemente” estive con conduttori allo sbaraglio (che in inverno fanno le formiche e in estate si improvvisano in splendide cicale) pronti a elemosinare dalla platea qualche timido applauso di consenso ad avallo del proprio dire!
E’ l’Italia che va – canta qualcuno!

Comunque sin da oggi si attendono buone nuove da quel di Milano dove il Presidente Parente e il DG Martino si sono recati per iniziare a ricostruire il “giocattolo” e tracciare le linee strategiche del Catanzaro 2005/2006.
Il nome dell’allenatore sembrerebbe essere quello di Buso, ma fino a quando non si mette nero su bianco, nel calcio così come nella vita, nulla è certo.
Dovrebbe essere riconfermata la coppia d’attacco Corona – Myrtaj…! Per il capitolo portiere-difesa-centrocampo è tutto in fieri. Il mercato è in alto mare a 360°. Almeno il 50% delle squadre non sanno ancora in quale campionato giocheranno. E i giocatori e allenatori rispondono alle offerte con dei simpatici “ni” o se preferire “so” – aggiungendo : “dipende in quale serie si giocherà!”.

L’augurio è che noi si possa “arrossire” alla pari di altri che pretendono per una sorta di non meglio definito “diritto divino”, di essere riportati in B. A Catanzaro non c’è il Vesuvio, ma c’è una Società – l’U.S.Catanzaro S.p.A. – economicamente sanissima e da questa sede lo gridiamo ad alta voce a coloro che fingono di soffrire di otite acuta.
Certi battibeccucci ai quali qualcuno si è aggrappato, hanno conosciuto la parola FINE
Qui, cari sofisti del 2005, anche se non c’è il Vesuvio, c’è un vulcano di entusiasmo che supera il leggendario vulcano partenopeo: la Tifoseria Giallorossa. Vigileremo attentissimi affinché non si verifichino eventuali scippi legalizzati, certi che ciò non potrà accadere. Nel contempo, qualsivoglia categoria andremo a disputare, saremo sempre felici, fieri e fortunati perché noi siamo il Catanzaro!

Giuseppe Mangialavori

Autore

Giuseppe Mangialavori

Scrivi un commento