Caso Scajola: l’interrogatorio integrale di Lady Matacena

CASO SCAJOLA | L'interrogatorio integrale di Lady MatacenaNon ci fosse quel tocco di jet set nella residenza – boulevard Des Moulins, a Montecarlo – si potrebbe pensare all’interrogatorio di una tra tante.

Chiara Rizzo, ragioniera, senza un’attività lavorativa stabile, condizioni di vita “normali”. Davanti ai pm della Procura di Reggio Calabria c’è Lady Matacena: una vita tra paradisi (fiscali e no) in terra. Come quella volta alle Seychelles, “nel mese di aprile 2013”, ma “non ho preso parte al viaggio di mio marito verso quello stato né mi sono recata da lui a trovarlo”.

Amedeo Matacena, che nell’Oceano Indiano cercava scampo dalla giustizia italiana, sua moglie (meglio, la sua ex moglie, giacché – è il racconto di lei – “la nostra separazione è effettiva, volevo iniziare una nuova vita”) l’ha rivista “solo nel carcere di Dubai: da quando non è più ristretto mi sono recata da lui anche in altre occasioni”. E sempre con un messaggio: “Ho detto a mio marito di affrontare la carcerazione e di non sottrarsi all’esecuzione della pena”.
Certo, poi ci sono gli altri lampi di lusso. La Porsche Cayenne (“mi è stata regalata da Francesco Bellavista Caltagirone, al quale mi lega un rapporto di amicizia”), il contocorrente nel Principato di Monaco (“nella Cmb di Montecarlo ho versato circa 50mila euro, probabilmente nel mese di agosto 2013, provenienti da un precedente rapporto di locazione, poi risolto”) e quello sempre alle Seychelles (“frutto di una donazione da parte di mia suocera”).
Insomma: soldi e quote societarie. Come quelle della Amadeus, detenute dalla Rizzo “anche se era sempre mio marito a occuparsi della gestione delle attività societarie”. Pure di quelle due navi, la Lady Chiara e la Seratos, per le quali – secondo la versione resa ai magistrati – esiste un mutuo da 2,9 milioni di dollari “utilizzati per rifinanziarle”.
Sullo sfondo c’è anche un progetto nel campo delle rinnovabili. Gli inquirenti ne chiedono conto alla donna per approfondire il contenuto di un’intercettazione: “Si parla di un progetto nel campo delle energie alternative, originato da un contatto di mio marito con l’Albania: non so dire a quale epoca risale l’avvio di tale progetto. In relazione a tale affare ho chiesto consulenza all’avvocato Battistini di Milano, che non è andata a buon fine”.
Sulle tracce di Matacena, la Procura di Reggio Calabria ha documentato un incontro a Bernareggio, nella provincia di Monza e Brianza. Incontro favorito da Scajola, del quale, nell’interrogatorio del 29 maggio scorso, la Lady dà la sua versione: “Era legato all’affare delle abitazioni a basso costo”.
Chiara Rizzo, nel ricordare che Scajola “era a conoscenza della presenza di mio marito alle Seychelles”, ne rievoca anche i rapporti con Daniele Santucci, socio in affari del figlio dell’ex ministro nell’Agena (società che si occupa di energie alternative), arrestato per peculato nello scorso marzo e finito nel mirino della Procura (anche) per via di un viaggio proprio alle Seychelles. Le isole sono una delle tappe centrali di questa storia che inizia a Montecarlo.

Dove i Matacena conoscono l’ex ministro , dato che frequentano “le stesse persone”: Marzia Lefebvre, moglie dell’armatore Manfredi, e Sergio Billè, ex presidente della Confcommercio italiana. Particolare inedito: la Rizzo dice di sapere che “Scajola stava aiutando Billè a inserirsi in Libano”.

Lady Matacena, a questo punto, ricorda che “tutta la vicenda del Libano è stata introdotta e gestita dallo Scajola, al quale avevo detto della domanda di asilo politico in Svizzera. È stato lo Scajola a parlarmi dei suoi rapporti con Vincenzo Speziali e con Gemayel: a quel punto abbiamo avvisato mio marito di tale possibilità”. Scajola, secondo la Rizzo, “mi disse che erano percorribili due strade a favore di mio marito: la prima prevedeva la sua presentazione presso l’ambasciata del Libano a Dubai, la seconda passava dai suoi contatti con le Autorità del Libano che si sarebbero recate a Dubai. Visto che mi viene chiesto, specifico che la procedura diretta a far ottenere l’asilo politico a mio marito si è interrotta quando è scoppiato il caso Dell’Utri: ne ho parlato con lo Scajola e ho capito che quell’incidente aveva inciso negativamente. In data 6 o 7 maggio 2014 ricordo di una telefonata dello Scajola in cui mi parlava di un piano B che prevedeva un impiego di mio marito in Dubai”. Altro “paradiso” esotico, lo stesso in cui l’ex parlamentare si trova adesso.

corrieredellacalabria

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