Dalla Redazione

Cantando sotto la pioggia

Elogio del Catanzaro operaio di Brevi e del suo popolo giallorosso dopo il successo di Grosseto

fotoScende la pioggia a secchiate e battezza il volto di Carlo. Quel volto che da oggi rivive in un bellissimo stendardo, disegnato da un utente di questo portale e consegnato ai suoi amici di Torino. Storie di calcio, storie di tifo che ci piace raccontare. Storie di ultras e di tifosi normali che sono il sale di questo portale e il lato migliore del calcio. Oggi iniziamo proprio da qui. Per rivendicare la centralità della passione e del tifo nel calcio, in questa giornata difficile per i fatti di Salerno, in questo campionato dai troppi risultati già scritti, in questa stagione senza retrocessioni. Sempre più pieno di stadi vuoti.

Ultras e tifosi normali del Catanzaro si sono ritrovati a Grosseto fradici e infreddoliti dietro alla balaustra di uno dei tanti stadi vuoti di questa Lega Pro. Chi è partito da Catanzaro e ha percorso 800 chilometri si è riunito con i tanti emigrati arrivati da Milano e dal resto della Lombardia, da Genova, Torino, Roma, Pisa, Firenze, Bologna, Perugia, persino da Verona. Nei ristoranti del centro, nei bar di Grosseto, davanti allo stadio “Zecchini” si è consumato il solito rito pre-partita dell’abbraccio collettivo, della condivisione di un ideale da onorare ogni maledetta domenica.

Quando il cielo si chiude e comincia il diluvio, il pensiero corre subito alla batosta toscana della scorsa stagione all’Arena Garibaldi di Pisa. A quel 4-1 pesante e bruciante. E invece no. Quest’anno la musica è cambiata. Il Catanzaro è tosto, compatto, quadrato. Operaio dall’1 all’8. Anzi no, operaio anche in quei tre davanti che corrono come un Oriali qualsiasi. Andrea Russotto è forse il simbolo del Catanzaro di Oscar Brevi. Sì, proprio lui. Quel giocatore capace di colpi balistici straordinari che molti cronisti vorrebbero vedere più vicino a Fioretti e che invece Brevi preferisce schierare all’ala sinistra, come il Beppe Signori di Arrigo Sacchi. Russotto sbuffa, scatta, rincorre. Inseguendo terzinacci, recuperando palloni in scivolata nella sua trequarti e ripartendo veloce, guizzante nel fango, pronto a incassare falli e ammonizioni degli avversari, a far respirare il suo Catanzaro.

DSC_2906Poi c’è Giordano Fioretti che si sfinisce in un pressing continuo, come una zanzara tra i tre centrali del Grosseto, sempre in ansia quando c’è da far ripartire l’azione. Il bomber giallorosso spesso non becca un pallone per lunghi minuti, ma continua a correre finché non vede quell’unico pallone ghiotto sul suo piattone. Gol. 0-1, palla al centro e un bacio spedito verso la tribuna ai genitori e al fratello che lo seguono sempre sugli spalti. 

Infine, c’è Domenico Germinale, quello cattivo, quello delle 4 giornate di squalifica, quello senza il quale il Catanzaro fatica maledettamente a costruire gioco. Dopo la battaglia in Coppa di Salerno, Germinale è di nuovo titolare. Chissà se ce la farà a reggere il ritmo. Magari reggerà solo un tempo. Sbagliato. Gioca altri 95 minuti, di cui almeno settanta a 10-15 metri da Fioretti, tra le linee, a infastidire la costruzione del gioco di Obodo, a stoppare e proteggere palloni per far salire il Catanzaro. Gioca una partita di una qualità disarmante. I palloni alti sono tutti suoi. Quelli bassi li addomestica, danzando come un cigno nel pantano. Poi escono i due soci Russotto e Fioretti e si ritrova centravanti, un po’ più solitario. E allora s’inventa un’azione pazzesca, in cui ubriaca mezza difesa servendo a Fiore un pallone da spingere in porta. Alto. Poco male: la partita è agli sgoccioli. E lui ha dimostrato tutta la sua importanza. In due parole: insostituibile e determinante.

DSC_2933Oggi ci sarebbe da parlare di tutti: del sacrificio di Catacchini e Sabatino, della perfezione di Rigione e Ferraro, della sicurezza di Bindi, del muro Vitiello, del moto perpetuo di Marchi. E poi di quel ragazzo perugino serio e preparato che migliora di partita in partita, abbinando alla consueta quantità, delle giocate di qualità sopraffina. Alessio Benedetti è ormai un punto fermo di questo Catanzaro che non vuole smettere di sognare. 

E il Grosseto? Una buona squadra, un po’ spuntata, ma con un centrocampo importante. Tiri in porta? Pochi, quasi sempre da lontanissimo. Tante mischie, ma una sola vera occasione: una traversa scheggiata con una cannonata da 30 metri (ma Bindi c’era). Poi solo un frustrante giro-palla senza costrutto e una serie di cross dalla trequarti, tutti destinati a schiantarsi sulla contraerea giallorossa.

Tre punti pesanti, tre punti veri. Ancora più importanti se incrociati coi risultati che arrivano dagli altri campi. E allora cantano e saltellano i ragazzi di Brevi, lanciando i pantaloncini sotto la curva. Cantano e saltellano i 200 tifosi sugli spalti. Mentre la pioggia è diventata un’amica fedele che accarezza i sogni giallorossi.

Ivan Pugliese

@naracauliz

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