La Striscia

Il Catanzaro rivede le streghe

Giallorossi sconfitti meritatamente a Benevento con una prestazione deficitaria e soprattutto con tanta confusione in campo e in panchina

Resuscitato il Benevento. Potremmo sintetizzarla così questa striscia perché la prestazione fornita ieri dai giallorossi catanzaresi è stata davvero incolore e impalpabile. I ragazzi di Cozza, contro un avversario che nelle precedenti 7 sfide aveva vinto una sola volta contro il Pisa in casa, e che per giunta aveva subito 9 goal nelle ultime cinque partite disputate, non hanno lasciato tracce degne di note. Tanta pochezza e tanta ma tanta confusione. Questa volta al seguito delle aquile non ci sono molti tifosi giallorossi. Nel settore ospite ne contiamo una sessantina con un buon 50% residenti fuori Catanzaro. Con i pochi ultras arrivati e con gli altri tifosi ci si ricompatta, ci si unisce e si cerca d’incitare la squadra sostenendola per 90 minuti.

Per entrare nel bell’impianto del “Santa Colomba”, ribattezzato “Ciro Vigorito”, ci sono prima i soliti problemi che continuano ad allontanare la gente degli stadi. Sono rigide le regole imposte e gli addetti ai lavori le applicano alla lettera. Documenti alla mano, qualche discussione per fare entrare innocenti stendardi d’incoraggiamento. Dopo qualche civile discussione alla fine prevale il buon senso. Ci si sistema compatti in curva nord e il primo coro lanciato dagli spalti è “Noi siamo il Catanzaro”. In campo invece di Catanzaro vedremo poco e niente. Quando le squadre entrano sul terreno di gioco, i calciatori del Benevento espongono uno striscione di sostegno a Carmelo Imbriani, ex giallorosso, alle prese con una grave malattia. Applausi da tutto lo stadio e dalle due curve.

C’è curiosità per vedere gli undici che mister Cozza manderà in campo. Squalifiche e infortuni costringono l’allenatore all’ennesima nuova formazione. Di vecchio c’è solo il modulo, una sorta di 3-1-4-1-1 con Quadri regista basso davanti alla difesa. A sorpresa non gioca Bacchetti che nell’incolore prova fornita contro il Latina era stato il migliore in campo. Squillace parte dall’inizio e Sabatino si accomoda in panca con Ronaldo, Faraon, Ulloa, Masini, Carboni e appunto Sabatino e Bacchetti. Dietro al posto dello squalificato Sirignano rientra Conti da centrale con Papasidero sul centro sinistra e l’esordiente Catacchini nell’inedito ruolo di centrale di destra della difesa a 3. Infine, riconferma per tutti gli altri uomini (Castiglia, Fiore, Benedetti, Russotto e Fioretti).

Sin dai primi minuti si capisce che le due squadre non vivono un gran momento. Il Benevento si limita a un calcio semplice conquistando una supremazia territoriale e puntando molto sulla vivacità di Marchi, schierato a destra dell’attacco e sulla voglia di Marotta in campo dall’inizio. I sanniti fanno girare la palla senza avere alcun minimo disturbo dai centrocampisti catanzaresi e dai difensori che restano bassi. Quando il Catanzaro riesce a venire in avanti le difficoltà sono evidenti perché (e sarà così per tutta partita) le distanze fra i reparti sono abissali. Un semplice passaggio diventa un’impresa titanica contro i lenti difensori e i centrocampisti sanniti che hanno il solo merito di mantenere l’elementare posizione in campo. A destra Fiore è spesso libero, ma quando riesce a ricevere palla e saltare l’avversario non sa a chi passarla perché il compagno più vicino è Castiglia che gioca da interno ma deve anche preoccuparsi di rientrare nella fase di non possesso. Per fare questo ruolo servirebbe una preparazione fisica adeguata che l’ex reggino a oggi sembra non avere.

Ci sembra pimpante Catacchini che avrebbe le caratteristiche per sovrapporsi ma il ruolo in cui viene schierato lo costringe a giocare con il freno a mano tirato. Squillace continua fare il quinto centrocampista a sinistra e non affonda mai. Il suo compito è superare la metà campo e buttarla dentro dalla trequarti per fare divertire i difensori avversari. La prima occasione arriva per Conti su un calcio paizzato; il suo colpo di testa a tu per tu con il portiere avversario conferma la staticità dei difensori palesata nel corso di questo torneo. Senza cuore e anima mettere in difficoltà qualcuno non è facile. Passato lo spavento e senza strafare, il Benevento cerca di produrre (si fa per dire) gioco. Sulla destra Marchi e Papasidero hanno un passo diverso: è da quel lato che i sanniti cercano l’affondo. L’ex Sassuolo, come i suoi compagni, non vive un gran momento di forma, ma le due ammonizioni di Squillace e Papasidero, che operano su quel lato, confermano le nostre difficoltà.

Con la difesa bassa e con un centrocampo che non riesce a imporre il proprio gioco, appena si perde palla o si lancia lungo per gli isolati avanti catanzaresi i rischi aumentano. Ampie praterie si aprono per i centrocampisti sanniti che operano senza alcuna pressione. Così Mancosu segna uno di quei goal che ogni tanto ci capita di vedere sul finale di partite fra squadre amatoriali quando per la stanchezza le squadre si allungano. Il problema è che non è passata nemmeno mezz’ora di gioco. Il trequartista sardo non crede ai propri occhi quando davanti a lui vede una prateria centrale per involarsi indisturbato dopo aver percorso 30 metri di campo palla al piede e calciare dal limite alla destra di Pisseri. Benevento in vantaggio e adesso si aspetta la reazione dei giallorossi che mai arriverà.

reazione arriva dalla panchina: è quella a cui da qualche tempo ci ha abituati Cozza. Sostituisce Castiglia con Ulloa senza aspettare nemmeno la fine del primo tempo. A prescindere dall’opaca prestazione fornita da tutta la squadra sino a quel momento, non ci è sembrata la terapia adatta per inserire e mettere a proprio agio un calciatore in evidente difficoltà. Su un errore di Quadri (sostituito nell’intervallo) durante il primo tempo, Cozza manda a scaldare Ronaldo, un segnale che non aiuta il regista catanzarese già in sofferenza come tutta la squadra. Infine, dopo 10 minuti della ripresa, ci giochiamo il terzo cambio con Masini per Benedetti (a proposito suo l’unico tiro in porta che impensierisce Gori). Il risultato è che con l’espulsione di Russotto non è possibile risistemare più nulla. Sia chiaro, i cambi non hanno apportato alcun beneficio per intensità: abulici eravamo prima, inconcludenti restiamo dopo.

Il Benevento non ha la forza di trovare il colpo del ko perché non ha nulla di trascendentale. Svolge il compitino elementare assegnato da Carboni che, arrivato da tre giorni, ordina di far girare la palla. E il Benevento ci riesce tranquillamente, senza alcun pressing avversario, governando con facilità i palloni scagliati in avanti da Conti verso i poveri Fioretti e Masini, isolati nella metà campo avversaria. Il Benevento arriverà al tiro da fuori con estrema facilità. Ci provano tutti a turno: più volte Montiel e ancora Mancosu. L’area è invece territorio di Marotta, ma Pisseri salva più volte il Catanzaro dal raddoppio che arriverà più tardi. Un calcio di rigore calciato da Germinale e concesso per un fallo di mani di Conti giudicato volontario.

Termina la partita, nulla da dire sul risultato. Un mediocre Benevento batte con il più classico dei risultati un Catanzaro inconsistente che si è limitato allo schema del lancio lungo dei difensori. Le dichiarazioni di rito della settimana già le immaginiamo: “bisogna fare quadrato, bisogna stare vicini alla squadra, bisognerà guardarsi negli occhi». L’ha già anticipato il presidente Cosentino nell’intervista di ieri sera rilasciata al nostro portale. Ma non serve solo guardarsi negli occhi, bisognerà anche aprirli perché l’involuzione in atto è davvero preoccupante e non si può fare finta di niente. Il girone di ritorno è iniziato proprio quello d’andata: 1 vittoria col Barletta, poi 2 sconfitte con Latina e Benevento. Ma adesos il tempo per recuperare stringe.

La squadra rinforzata nella campagna d’acquisti di gennaio con gli investimenti del presidente Cosentino sembra essersi indebolita. Sembra davvero assurdo. Allora bisognerà capire cos’è successo. È possibile che un calciatore come Castiglia, con più di 100 gare tra A e B e con 2 presenze nell’under 21 di Casiraghi, sia il calciatore visto in queste 2 partite? Se l’Empoli, società che è conosciuta in Italia come scopritrice di talenti preleva Ronaldo dal Grosseto, è normale che il centrocampista a Catanzaro sembri un pesce fuor d’acqua? Se Bacchetti è stato a giudizio di tutti il migliore in campo nell’incolore prestazione contro il Latina, è normale che al turno successivo vada in panchina? Ed è normale che Sabatino venga sbattuto fuori dopo 20 minuti col Latina, seguito da Ronaldo a fine primo tempo? Siamo sicuri che sia questa la terapia giusta per inserirli in un gruppo?  

E sui “vecchi”, si sta lavorando bene nell’integrazione con i nuovi sia dal punto di vista tattico che psicologico?Carboni è finito nel dimenticatoio, possibile che di colpo sia diventato davvero inutile? È normale che Fioretti non riesca ad avere un solo pallone giocabile nell’area di rigore? È normale l’evidente calo fisico e tecnico di alcuni uomini (Russotto e Benedetti su tutti)? I calciatori in campo sono chiamati per giocare e per comportarsi da professionisti ma siamo certi che ognuno sia messo nelle condizioni tecnico-tattiche giuste per farlo? Ci fermiamo qua, perché tanti altri potrebbero essere gli interrogativi.

Queste sono domande che hanno bisogno di risposte. Che devono essere date sul campo non solo dai calciatori ma soprattutto da Cozza. Perché quando qualcosa non funziona è solo la guida tecnica l’unica figura responsabile. Avviene così da quando hanno inventato il calcio. Altrimenti, fermandoci solo alle frasi di circostanza, non capiremo mai perché Catacchini, preso perché capace di giocare sulla fascia e per aiutare Fiore spesso troppo solo, è impiegato da difensore puro nella difesa a 3.

Il Catanzaro ha la fortuna di aver trovato un Presidente che, oltre ad essere passionale, mette anche la mano al portafoglio. Per quello che stiamo vedendo adesso, la nostra squadra non ha né capo né coda. E la conduzione tecnica sembra essere nel pallone. Il rischio più grande è dilapidare un patrimonio tecnico e di passione. E allora cerchiamo tutti di fare quadrato, ma senza rimanere impassibili o accampare scuse perché l’unico giudizio insindacabile arriva come sempre dal campo e dalla classifica. Oggi siamo al quintultimo posto e senza la penalizzazione (-2) dell’Andria saremmo ancora più in giù. Per quello che abbiamo visto in questo torneo, la posizione in graduatoria la meritiamo. Ma davvero questo Catanzaro, nonostante i rinforzi, è più debole delle altre? Noi crediamo di no. Solo per questo bisognerà aprire gli occhi.

Salvatore Ferragina

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Salvatore Ferragina

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