Dalla Redazione

Il futuro nelle mani di Cozza

Scritto da Redazione
Fare un passo indietro nelle proprie convinzioni non è una sconfitta. Il tecnico giallorosso saprà farlo?

Sembra già finito l’idillio della promozione in prima divisione. Lo scarso rendimento del Catanzaro in queste prime nove giornate di campionato (1 vittoria, 2 pareggi e ben 6 sconfitte di cui le ultime 4 consecutive), stronca sul nascere i sogni dei tifosi giallorossi, che già pregustavano il doppio salto dopo i proclami di inizio stagione. Un mestissimo penultimo posto in classifica con il pesante distacco di sei punti dalla zona salvezza, non è certo il massimo per una tifoseria calda ed appassionata che si apprestava a rivivere un sogno dopo aver trovato nel Presidente Cosentino quel prode condottiero che da tempo mancava. Una società economicamente forte che dopo l’appassionante cavalcata della scorsa stagione, si è trovata di fronte un cammino irto di ostacoli un po’ per inesperienza, un po’ per presunzione ed un po’ per strascichi del passato. L’enorme dispendio di forze e di sostanze per chiudere quel “Vaso di Pandora” chiamato Fc ha finito per distogliere l’attenzione del Presidente dalla sua creatura. Una nave che ora come ora è in balia della tempesta, e con il suo comandante, ancora al timone, che disperatamente cerca qualunque manovra pur di “portare in salvo” tutto e tutti.

Errori di valutazione in sede di calciomercato, calciatori sopravvalutati, poca esperienza ed una preparazione atletica non proprio impeccabile, bocciano in maniera inequivocabile il lavoro di Francesco Cozza. Encomiabile che il tecnico di Cariati si sia preso la responsabilità degli errori, apprezzabile la voglia di proseguire a tutti i costi per uscire da queste sabbie mobili, ma per farlo occorre ben più di un passo indietro. L’anno scorso il Catanzaro fu una macchina quasi perfetta perché ognuno aveva il suo ruolo all’interno della compagine, un Catanzaro più forte anche di tutte le ingiustizie arbitrali che riuscì a ricompattare l’ambiente ed a ridare alla compagine calcistica cittadina un briciolo di credibilità tra gli addetti ai lavori.

Oggi la squadra sembra il fantasma di quella apprezzata pochi mesi orsono, giocatori spenti, altri non adatti alla categoria. Una difesa a tre che trova in Sirignano l’unico vero elemento di categoria e che andrebbe rivista sia nel modulo (la difesa a tre, è un regalo sistematico all’avversario di turno), sia negli uomini che la compongono: Mariotti, Narducci e Papasidero sono ottimi elementi da C2, ma mediocri calciatori di C1, adatti a ricoprire il ruolo solo se presi singolarmente e separatamente in una difesa però che abbia molto più spessore. A centrocampo l’arrivo di Benedetti e Russotto ha dato qualità e quantità, ma non basta … manca colui che detta i tempi di gioco, che inventi, manca qualcuno che dia la palla in profondità e che prenda per mano la squadra nei momenti difficili, compito assegnato a Quadri che forse soffre la pressione di questo gravoso incarico. Inguardabile Squillace che continua ad essere l’oggetto misterioso della squadra. Dal giovane calabrese ci si aspettava certamente molto di più, invece nonostante sia regolarmente tra gli undici di partenza, continua a deludere con prestazioni insufficienti, molte palle giocabili dalle sue parti, ma mai un cross degno di nota, mai un uno contro uno a puntare l’avversario, mai un calcio piazzato pericoloso, mai incursioni in area, dieci passi indietro rispetto alla scorsa stagione con l’aggravante della giovane età: a ventitré anni non ci si può considerare arrivati.

Discorso differente per Fiore, che dal canto suo quando schierato nel suo ruolo, dimostra di avere talento e di potersi rendere utile alla causa. In avanti i maggiori problemi di un Catanzaro che nonostante l’abbondanza fatica ad arrivare a rete, vuoi per l’incapacità di costruire azioni dalla trequarti in su, vuoi per un modulo che continua ad essere sbagliato per gli “attori” del campo. Non certo un’analisi tecnica, solo il quadro di una situazione che è palese agli occhi di tutti. Non serve il cambio dell’allenatore, serve un’inversione di rotta, serve un mea culpa. Un mister che sistematicamente, subita la rete dello svantaggio, forse per cercare l’impennata d’orgoglio, tronca la squadra in due mettendo in difficoltà una retroguardia già di per sé lacunosa ed inadatta, forse ha bisogno di riflettere di più. Forse i moduli vanno adattati agli uomini che si hanno a disposizione e non viceversa. Una difesa statica come quella del Catanzaro non può e non deve regalare il quarto uomo ad un avversario cinico e rapido in contropiede, errori commessi sin dalla partita con il Barletta e proseguiti con Benevento, Viareggio, Nocerina, Pisa e Frosinone, squadre non trascendentali che hanno portato a casa i tre punti con il minimo sforzo.

Se  in tutti i campionati la quasi totalità delle squadre gioca con la difesa a quattro un motivo ci sarà. O provi ad essere il Barcellona – che  gioca peraltro con la difesa a 4 – ed imponi il tuo gioco, mantieni il possesso palla e costruisci 10/12 azioni da goal, altrimenti vai sotto. I grappoli di goal presi a ripetizione minano le certezze dell’undici in campo con il solo danno di renderli ancora più deboli a livello mentale. Cosa aspetta Mister a provare soluzioni differenti a partire dal primo minuto? La grandezza di un uomo sta nel capire dai propri errori e mettere in campo le opportune e dovute contromisure. Se abbiamo davanti un ariete come Masini (o Fioretti) che fa reparto da solo, perché non cucirgli dietro un centrocampo che possa spingere e lavorare di più per metterlo nelle condizioni di trovarsi più spesso sottoporta evitandogli di andare a prendersi la palla a centrocampo? Se abbiamo comprato un calciatore come Fiore adatto a fare l’incursore, perché gli affidiamo compiti di copertura?

Mister, il futuro è nelle sue mani e nessuno glielo tocca. Le critiche servono solo per ragionare a mente fredda sugli errori commessi finora e, senza prescindere da quei tre o quattro elementi necessari come il pane per giocarcela fino in fondo con tutte le compagini del nostro girone, pensi davvero a come tirar fuori il vino da questa vite. Gli esempi vincenti sono sempre dati dalle società che credono nei progetti condivisi, fare un passo indietro a livello di scelte tecnico-tattiche non provoca vergogna e non è sintomo di sconfitta. Un passo indietro è sintomo di sapienza, è sintomo che per essere bravi allenatori non ci vuole solo fortuna, ma tanta applicazione e capacità di rendere il nero, bianco ed il grigio, colore. Non è tardi per ricominciare, basta volerlo, basta trovare il coraggio di ammettere a se stessi e non agli altri di aver sbagliato e ripartire da quanto di buono è stato fatto finora. Un presidente come Cosentino merita ben più di un passo indietro, una piazza come Catanzaro merita un grande allenatore. E ben più di qualcuno spera che Cozza lo diventi con noi.

Massimo Saverino

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