Sul caso “Ciaccio” l’intervento di Scalzo

 

Sento di esprimere una riflessione sulla questione Ciaccio. Questa mattina ho avuto modo di assistere alla riunione della seconda Commissione “Igiene del Territorio – Sanità – Ambiente” in cui si è affrontato il problema. Ho apprezzato sicuramente l’intento di fare squadra attorno a questa vicenda, indipendentemente dalla posizione istituzionale e soprattutto la stesura di un documento che verrà portato in Consiglio, a mio avviso il luogo deputato ad affrontare una tematica così complessa e delicata per la città sotto tanti punti di vista, prima che la Regione possa prendere qualsiasi decisione.

Qualche giorno fa ho visitato, su invito di alcuni medici, la struttura del Ciaccio, constatando da vicino lo stato assolutamente rimodernizzato dell’edificio e dei reparti interni; ma soprattutto ho avuto la possibilità di scambiare di ascoltare i pazienti e parenti che riconoscono nel presidio un assoluto punto di riferimento nella cura oncoematologica. In virtù di tutto questo, da cittadino prima ancora che da rappresentante istituzionale, mi convinco sempre di più che una questione così delicata, nella sua interezza, non può e non deve limitarsi ad una analisi appannaggio dei soli burocrati istituzionali e politici, ma credo sia doveroso coinvolgere il più possibile gli attori che quotidianamente prestano servizio nella struttura e tutte le categorie associative che si fanno portavoce dei pazienti in cura. Credo sia un grandissimo principio democratico, partecipativo e di profondo valore sociale.

Entrando nel merito della vicenda nutro alcune perplessità. Anzitutto siamo in regime di Piano di Rientro che al paragrafo 5 recita testualmente “Nella città di Catanzaro si individua nell’accorpamento dell’Azienda Ospedaliera Pugliese-Ciaccio con l’Azienda Ospedaliera Universitaria Mater Domini azione necessaria ed indispensabile per la nascita del nuovo ospedale” per il quale, si legge,“…si prevede, in accordo con il Piano Sanitario, la razionalizzazione dell’offerta al fine di superare le attuali duplicazioni di attività e la qualificazione dell’alta specialità” facendo di Catanzaro un ospedale Hub con D.E.A. (Dipartimenti di Emergenza-Urgenza e Accettazione) di II Livello. In relazione all’accorpamento, molte cose ancora non appaiono del tutto chiare, soprattutto per quanto concerne le vicende che riguardano la Fondazione T.Campanella, per la quale il Consiglio Regionale lo scorso 28 settembre votò la legge regionale n.35 sulla trasformazione della T.Campanella da Fondazione di diritto privato in ente pubblico con la condizione che questa, dopo 4 anni sarebbe diventata IRCCS; legge, tuttavia, impugnata dall’ex governo Berlusconi davanti la Corte Costituzionale. Episodio spiacevole che dimostra, tra l’altro, il profondo stato confusionale nel quale versa la Sanità calabrese che pesa sui bilanci regionali al 70%. È quanto mai opportuno che la Regione Calabria faccia chiarezza sulla vicenda, onde evitare inutili strumentalizzazioni e preoccupazioni. Non è un caso se nel recente verbale del tavolo Massicci sono emersi numerosi punti di criticità sulla nostra Sanità: dalla legge Fondazione Campanella, ai diversi punti in contrasto con quanto disposto dal Piano di rientro ed i ritardi nella riorganizzazione della rete ospedaliera per quanto disposto dal decreto 18/2010.

Mi preme infine sottolineare un aspetto importante. Come ho già ribadito occorre valorizzare e riconoscere il grande patrimonio professionale di tutta la struttura del Ciaccio, ma allo stesso tempo non bisogna neanche trascurare le diverse vocazioni, se pur non eccessivamente distanti, delle due strutture presenti oggi in città; perché se da un lato esiste un presidio dedito all’assistenza pura, dall’altro siamo dotati di un distretto a pura vocazione didattica e di ricerca universitaria. Miscelare le due realtà in modo indiscriminato nella logica della razionalizzazione dei posti letto, così come enunciato nel decreto 18/2010 all’allegato 1 per il riordino della rete ospedaliera, sarebbe un errore strategico rilevante. 

Autore

Salvatore Ferragina

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