L'emigrante

La valigia sul letto

Dedicato a chi torna a Nord
…è quella di un lungo viaggio. Si può fare a meno del lunotto posteriore, di una sigaretta per tappe di 2-3 ore, perfino di restar collegati sul solito sito. Ma quei maledetti cartelli verdi sono proprio una condanna. Ogni volta mettono kilometri fra noi e quello che eravamo, quello che vorremmo essere, quello che altri hanno la fortuna di avere. L’emigrante non bada più di tanto al colore del bollino autostradale: è la nostalgia che trasforma in nero il giorno del rientro. E manchicani n’avimu ‘e fara 14 uri d’autostrada, non vidi ma cangi chira litania… e poi quala valigia? ogni vota ti porti arretu na casa. Salerno, Roma, Firenze, Bologna, Milano, Torino, Zurigo… se c’era da andare in trasferta quei kilometri mi facia volandu. E invece no, si tratta del triste rientro al Nord. Dove il verde è più curato si intravedono in lontananza piccoli e graziosi comuni, che di notte brillano come stelle nel firmamento. Li finisce il sogno, si spezza l’incantesimo: non c’è più il mare a bagnare i nostri desideri …sulu muntagni e pianuri, pianuri e muntagni. Eppure quell’elenco lunghissimo di cartelli autostradali cela posti che val la pena visitare. Città importanti e paesini incantevoli incastonati in luoghi suggestivi. Ogni volta c’è sempre il problema di scegliere una città da visitare, guarda quanti posticini… frena ca mò tu dicu eu. St’annu ti portu a Gavorranu, Fondi, Arzano, Fano e Celano. E si ffai a brava puru a Neapolis… Neapolis, ma che si va in Grecia?

Il Catanzaro è rinato. Li dove si misura l’inflazione, la deflazione e quanti biscotti si consumano a colazione, arriva l’eco del Ceravolo gremito che si affranca dalla schiavitù del calcio moderno. Beh mica tanto gremito, e poi se non era per Cosentino che metteva il cash a quest’ora facevi le trasferte a Nuvola Felice. A proposito di nuvole felici, archiviato il sentitissimo derby di coppa sono rimaste due o tre accozzaglie di cose da dire. Dunque dunque, innanzitutto noi sia-mo il ca-tan-za-ro, l’entusiasmo era palpabile e il pilorcio ha vinto la legge di gravità. Sopraffatti dalla commozione siamo tornati allo stadio (stadio Cosentì, stadio) per gridare, sfogarci e rifarci gli occhi. Con il petto gonfio e l’animo fiero siamo ritornati a tifare. Dovrà essere un rullo compressore, che porteremo in trionfo a fine stagione. Sarà l’anno del pieno riscatto e del salto di categoria. Noi vogliamo vincere! Scaramanzia a parte, quando in tavola servono l’impepata di cozze la parola d’ordine è “sucati”.

E sai che c’è? Quest’anno almeno si avrà qualcosa di nuovo di cui parlare, un motivo in più per scendere, una ragione in più per sentirsi con gli amici i parenti e lagnarsi di quel quasi gol. E l’invidia è tanta che gli spalti del Meazza, dell’Olimpico, del Franchi e del Dallara non potranno lenire il dolore di sentirsi stranieri in terra straniera. Potevamo stupirvi con effetti speciali, ma il senso di appartenenza del tifoso giallorosso vale da solo il prezzo del biglietto. E cosa dovremmo dimostrare ancora? Portiamolo in alto questo Catanzaro, per l’orgoglio nostro e dei nostri padri, per la gioia di chi vive lontano, per chi non arriva a fine mese e per chi ci arriva a modo suo. Il volano della nostra città è sempre stato il Catanzaro. Frammentati e sparpagliati in ogni angolo di paradiso, guardiamo avidamente il tiggì di Vittore ascoltando inni anacronistici. Caro presidente, lei non ha ancora visto niente.

Davide Greco

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