Intervistiamo

Fallimento Us, acquisiti nuovi documenti

Sott’osservazione i lavori allo stadio Ceravolo per la stagione 2004/2005. Il pm: «Opere insussistenti»

Sono stati acquisiti nuovi documenti dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta penale sul fallimento dell’Us Catanzaro Calcio; il materiale già finito all’attenzione della Procura riguarda soprattutto l’esecuzione di lavori per l’adeguamento dello stadio Ceravolo in vista della stagione agonistica 2004/2005, questioni risalenti dunque al periodo in cui era in carica la vecchia amministrazione.
Gli interventi – secondo l’accusa – sarebbero stati affidati in appalto ad una società, già socia dell’Us, per un corrispettivo di 1 milione di euro. Ma, stando alle tesi della Procura, si sarebbe trattato di «asseriti lavori in realtà insussistenti». Proprio per effettuare ulteriori verifiche su quest’aspetto della vicenda (l’Ufficio legale del Comune nell’agosto 2007 ha inviato al curatore fallimentare della società una raccomandata nella quale si attestava che l’Ente «non ha mai rilasciato alla società calcistica nessuna autorizzazione necessaria ed indispensabile per effettuare i lavori in questione») è stata disposta l’acquisizione dell’ulteriore materiale, che farebbe seguito anche alle dichiarazioni rese agli inquirenti da uno degli indagati, l’ex presidente e amministratore unico dell’Us Claudio Parente, il quale ha chiesto ed ottenuto di essere sentito dopo avere ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a firma del sostituto procuratore Alberto Cianfarini.
Compiute le ulteriori verifiche, dovrebbero essere imminenti le determinazioni finali del pm in ordine alle eventuali richieste di rinvio a giudizio degli indagati o di archiviazione delle accuse. Un passaggio, quest’ultimo, che si attenderebbe da un momento all’altro e che rappresenterebbe l’ultimo atto prima dell’eventuale dibattimento nel quale gli indagati avranno l’opportunità di confrontarsi con l’accusa davanti a un giudice terzo e di dimostrare così la loro estraneità alle accuse, contestate sin dal primo momento.
Quello dei lavori al Ceravolo è uno dei “capitoli” dell’inchiesta che si dipana intorno al fallimento della gloriosa società calcistica, decretato dal Tribunale il 15 giugno del 2007 e poi revocato dalla Corte d’Appello. Le accuse nei confronti degli indagati – a carico dei quali fu anche eseguito un sequestro di beni poi annullato dal Tdl – sono recentemente passate, per quanto di competenza, al vaglio del Tribunale del Riesame. Per quanto riguarda la presunta truffa, secondo la ricostruzione dell’accusa, il reato si sarebbe concretizzato nell’incasso risalente a giugno del 2007 di «contributi pubblici» ritenuti indebiti per 3 milioni 410mila euro da parte della Lega Calcio e di 536mila euro da parte della Provincia e del Comune. Ma «a giudizio del Tribunale, sia con riferimento ai contributi erogati dalla Provincia e dal Comune, sia con riferimento alle somme erogate dalla Lega Calcio, seppur per ragioni in parte diverse, non appare astrattamente configurabile, nei termini contestati (dalla Procura, ndr), la fattispecie delittuosa di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche». Ora, anche dopo aver compiuto i passaggi previsti dall’articolo 415 bis del Codice penale, l’accusa si appresta a mettere tutto nero su bianco nelle richieste di rinvio a giudizio o di archiviazione. La conclusione della vicenda è ancora tutta da scrivere. (g.l.r.)

Truffa e bancarotta fraudolenta: 6 gli indagati
L’inchiesta sul fallimento dell’Us Catanzaro conta 6 indagati: Claudio Parente (54 anni, di Catanzaro), Massimo Poggi Madarena (60, di Catanzaro), Bernardo Colao (53, di Simeri Crichi), Giuseppe Ierace (50, di Locri), Domenico Cavallaro (50, di Roma) e Gerardo Carvelli (63, di Catanzaro). Sono tutti ex amministratori – in epoche diverse – dell’Unione sportiva.
Le accuse contestate dalla Procura della Repubblica sono, a vario titolo, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e bancarotta fraudolenta patrimoniale.
Nel corso delle indagini la Procura ha ottenuto il sequestro preventivo di beni per 6 milioni. Ma i sigilli sono stati rimossi qualche settimana dopo l’apposizione da parte della Guardia di Finanza su disposizione del Tribunale del Riesame, che ha accolto in toto i ricorsi presentati dagli avvocati difensori di cinque dei sei indagati.

(Fonte: Gazzetta del Sud)

Autore

Salvatore Ferragina

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