Mafia e appalti: esce un omissis, avviso a Carlo Nisticò

 

Come un fulmine a ciel sereno. Mai paragone è stato talmente appropriato, visto il maltempo di ieri, per il nuovo colpo di scena che vede protagonista l’architetto Carlo Nisticò, presidente della Commissione urbanistica e consigliere comunale nel Pd (poi confluito nel gruppo misto) al quale è giunto un invito a comparire davanti al sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia, Gerardo Dominijanni, in merito all’inchiesta su mafia e appalti che vede coinvolti 47 indagati (18 noti e gli altri 29 coperti da “omissis”). Proprio da questi “omissis” è uscito ieri il nome Carlo Nisticò al quale è stato notificato l’avviso dagli agenti della Squadra mobile della Questura. Nel mirino del sostituto procuratore un intervento di Nisticò in Consiglio comunale dove l’architetto avrebbe cercato, secondo l’accusa, di non far rescindere il contratto alla ditta Lobello aggiudicataria dei lavori di corso Mazzini e, quindi, agevolando il gruppo Lobello.

In realtà – ha dichiarato alla Gazzetta del Sud lo stesso Nisticò – non è assolutamente così in quanto ho semplicemente raccomandato gli uffici di verificare se c’erano tutti gli estremi per la rescissione perchè il codice dei contratti dice che si può rescindere un contratto se la ditta ha effettuato i quattro quinti del lavoro. Mi sono solo preoccupato affinchè ci fossero le condizioni per la rescissione in quanto non volevo che il Comune si accollasse ulteriori contenziosi. Da questo a dire che ho favorito il gruppo Lobello mi pare un po’ esagerato. Anche perchè io, che sono stato sempre in antitesi con gli uffici comunali, come avrei potuto influenzarli?. Tra l’altro, io non ho mai avuto nulla a che fare con Lobello e se l’ho visto cinque volte in tutta la mia vita è già tanto. Non ho mai avuto rapporti con Lobello e non mi sono mai preoccupato nè entrato in merito sui lavori di corso Mazzini. Tra l’altro, sono presidente della Commissione urbanistica dal 2006 mentre i lavori sono stati realizzati prima. Comunque, io sono a disposizione della magistratura per ogni chiarimento. La verità viene sempre a galla e, di conseguenza, sono assolutamente tranquillo». Nisticò sarà assistito dagli avvocati Carlo Petitto e Vincenzo Iiritano.

L’indagine ruota tutta intorno al presunto interesse per i lavori pubblici della criminalità organizzata del crotonese e del reggino, che sarebbe stata capace d’infiltrarsi in alcuni appalti attraverso un gruppo imprenditoriale. Stando alle accuse finora messe nero su bianco dal pm Dominijanni, la presunta associazione sarebbe stata capace di ottenere il «controllo delle attività economiche anche attraverso la gestione monopolistica di alcuni settori imprenditoriali e commerciali sulla città di Catanzaro e sul territorio di Simeri Crichi». Perno del presunto sistema sarebbe stato il gruppo imprenditoriale Lobello, che avrebbe avuto rapporti con famiglie di Isola Capo Rizzuto, San Leonardo di Cutro e del reggino. Sono accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso: gli imprenditori Antonio Lobello (62 anni), Daniele Lobello (37), Giuseppe Lobello (41) e Pietro Torchia (59); Rocco Mazzagatti (38), indicato come il capo dell’omonima cosca della ‘ndrangheta, Giuseppe Rustico (31), ritenuto elemento di spicco della cosca, Giuseppe Mazzagatti (27), indicato come un affiliato, e Salvatore Rotundo (42), cognato di Rocco Mazzagatti. Più volte, negli ultimi anni, i Lobello avrebbero chiesto al pm di essere ascoltati: le imminenti audizioni, dunque, consentiranno di esporre la loro versione dei fatti, così come avrebbero già da tempo voluto fare. Va precisato, fra l’altro, che l’inchiesta è soltanto nella fase preliminare e, di conseguenza, a carico degli indagati esistono solo ipotesi di reato e non pronunce di colpevolezza; dunque vanno considerati innocenti fino ad eventuale diversa conclusione della vicenda giudiziaria. Nell’indagine – ma i loro nomi sono coperti da “omissis” – sarebbero coinvolti esponenti politici; di corruzione è accusato il vice prefetto Sebastiano Cento. Buona parte delle contestazioni contenute negli inviti a presentarsi in Procura riguarda i lavori per il rifacimento di corso Mazzini; in questo filone sono coinvolti anche tecnici comunali. La ricostruzione della Dda va dall’espletamento della gara d’appalto fino al collaudo. Come noto, il contratto fra l’amministrazione comunale e l’impresa “Cantieri edili” del gruppo Lobello fu rescisso a fine 2006, prima dell’apertura dell’inchiesta: la Giunta guidata dal sindaco Rosario Olivo contestò ritardi nell’esecuzione dell’opera e si avvalse dei propri poteri amministrativi per chiudere il contratto al completamento dell’80% dei lavori; era il periodo in cui i commercianti del corso, all’approssimarsi del Natale e con l’incognita della conclusione dei lavori, minacciavano clamorose iniziative contro l’amministrazione.

Fonte:Gazzetta dl Sud (Giueppe Mercurio)

Autore

Salvatore Ferragina

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