Catanzaro Night News

“Nel centrodestra candidati indegni”: parola di PdL

Indagati, rinviati a giudizio, condannati. Il candidato governatore, e probabile vincitore in Calabria, Giuseppe Scopelliti e la deputata Angela Napoli non gradiscono alcuni nomi inseriti nelle liste della loro coalizione… e del loro stesso partito. E in Campania…
Se qualcuno sperava che agli annunci del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che in vista della definizione delle candidature per le prossime elezioni regionali pubblicamente chiedeva liste pulite, sarebbe seguita una attenta compilazione di quest’ultime dovrà ricredersi. Sono gli stessi esponenti del Popolo della Libertà a sollevare dubbi sulla integrità morale dei personaggi inseriti nelle liste del centrodestra. La politica calabrese, in particolare, è quella che, più delle altre chiamata al rigore nella selezione dei nomi, sembra aver deluso le aspettative che volevano un riscatto dopo il caso del senatore Nicola Di Girolamo, legato ad uomini della ‘Ndrangheta.

LA NAPOLI ALL’ATTACCO – I fatti di corruzione e collusione con ambienti malavitosi balzati agli onori della cronaca, pare non abbiano avuto effetti benefici nel mondo della politica. Nemmeno un po’. Ad uscire allo scoperto è la deputata Angela Napoli, finiana, componente della Commissione Giustizia e di quella Antimafia, da anni in prima linea nella lotta alla criminalità e promotrice del disegno di legge, appena approvato alla Camera, che impone il divieto di svolgimento di propaganda elettorale per le persone sottoposte a misure di prevenzione. “Scorrendo i nominativi di numerosi candidati interni alle liste elettorali – ha detto la Napoli – mi sono convinta che i promotori delle stesse avranno ritenuto che le mie costanti denunzie miranti ad ottenere “pulizia”, rispettosa dell’etica e della morale, fossero dettate dalla voglia di mera pubblicità personale o, ancor di più, dalla voglia di togliermi “qualche sassolino dalle scarpe“. E poi ha continuato: “Coloro che hanno formato le liste, destra, sinistra e centro, probabilmente avranno immaginato che mi sarei fatta annebbiare il cervello dai proclamati codici etici, nel mentre predisponevano le candidature all’insegna del trasformismo, di prestanomi, di parenti, di indiziati, di rinviati a giudizio e, persino, di condannati. Ho atteso, tra una smentita e l’altra, pazientemente, la pubblicazione ufficiale delle liste con la speranza di non dover deludere qualche ex colonnello romano di An che mi aveva additata quale inutile Cassandra. La speranza dell’attesa era stata coadiuvata dalle dichiarazioni dei Vescovi Italiani e da quelle dei numerosi cittadini calabresi convinti di poter finalmente aspirare ad una classe politica regionale degna di tal nome”.

“POVERA CALABRIA!” – Parole di fuoco quelle dell’onorevole, che però preferisce oggi non indicare i nomi dei politici impresentabili. Spiega la Napoli: “La speranza è immediatamente svanita con la lettura ufficiale delle liste. Non intendo fare nomi, non perché preoccupata da possibili querele, ma certa che il mio elenco sarebbe troppo esteso e derivante da una concezione etica e morale della politica sicuramente differente da coloro che hanno valutato le candidature. Né la destra, né il centro, né la sinistra, però, mi potranno convincere con l’arroganza, propria di coloro che mirano a conquistare o mantenere posizioni di potere, che la Calabria debba essere destinata a mantenersi coperta dalla nube del malaffare e della corruzione. Anche se qualcuno, a presentazione di liste avvenuta, ha finto di gridare “al lupo”, non mi ha distolta dal guardare anche gli altri “lupi” che già occupano i palazzi regionali calabresi e che, con molta probabilità, continueranno ad occuparli o da quelli, sempre “lupi”, che potrebbero giungere nelle stesse sedi! Povera Calabria! Altro che “fresco profumo della libertà”, questa Regione sarà costretta a continuare a respirare “il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”. Sicuramente, però, senza il mio voto”.

ANCHE SCOPELLITI S’INDIGNA – Il nome di qualche “lupo” ai quali faceva riferimento la deputata Napoli prova a farlo invece proprio il candidato alla Presidenza della regione Giuseppe Scopelliti. Duro l’affondo contro due candidati della sua stessa coalizione: “Mi giunge notizia – afferma in un comunicato il sindaco di Reggio Calabria – che due partiti minori della coalizione che mi sostiene avrebbero proposto nella provincia di Cosenza, contrariamente alle mie chiare indicazioni di rispettare il codice etico e soprattutto l’opportunità di alcune scelte, due candidature di persone a me e ai calabresi non gradite. In particolare il sig. Signorelli, candidato con I Socialisti, viola il codice etico vincolante per l’apparentamento dei partiti della coalizione. Il giovane La Rupa, invece, figlio del consigliere uscente Franco, sostenitore di Loiero e decisivo per l’approvazione del bilancio regionale due settimane fa, schierato con Io Sud, non può essere candidato per inopportunità viste le note vicende che hanno riguardato il padre. Ho invitato i responsabili delle due liste a ritirare le candidature che non sono gradite e sono antitetiche con i principi che rappresento e che riguardano l’intera coalizione. Aspetto fiducioso che si assumano comportamenti lineari e conformi alle indicazioni da me fornite e alle condizioni politiche fatte proprie da tutta la coalizione che sostiene la mia candidatura”.

SIGNORELLI – LA RUPA – Tommaso Signorelli fu arrestato nel dicembre del 2007 nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Catanzaro che portò allo scioglimento, per infiltrazioni mafiose, del Comune di Amantea. Signorelli, all’epoca esponente del Pd ed assessore comunale, successivamente ha aderito ai Socialisti Uniti-Psi, partito nella lista del quale è stato candidato alle regionali del 28 e 29 marzo in Calabria. Franco La Rupa, invece, padre di Antonio, è stato rinviato a giudizio per il reato di scambio elettorale politico-mafioso. Secondo l’accusa, La Rupa, inquisito per corruzione e associazione mafiosa, avrebbe ricevuto sostegno elettorale, nelle elezioni regionali del 2005, ad opera di Antonio Forastefano, un presunto affiliato all’omonima cosca della ‘ndrangheta all’epoca latitante.

I NOMI CHE LA NAPOLI EVITA – Ma anche nelle fila del Pdl – e questo Scopelliti non lo dice – c’è qualcuno che non vanta un passato immacolato sotto il profilo giudiziario. A Cosenza sono candidati Franco Morelli e Giuseppe Morrone. Al primo, nell’ambito dell’inchiesta Why not, indagato nella qualità di ex dirigente generale del Dipartimento Obiettivi strategici della Regione nella vecchia gestione di centrodestra, è stata contestata in concorso con Antonio Saladino e Giuseppe Lillo, l’adozione di atti amministrativi non rispondenti all’interesse generale. Il secondo, invece, è indagato dal 2003 dalla Dda di Catanzaro in un’inchiesta sulla penetrazione della ‘ndrangheta nei lavori della Salerno-Reggio Calabria. Nella lista del Pdl della provincia di Reggio Calabria c’è poi Cosimo Cherubino, altro personaggio dal passato poco limpido: “E’ stato per tre anni e mezzo in carcere”, ricordava la Napoli qualche settimana fa parlando delle candidature inopportune che oggi evita di indicare esplicitamente. Sempre a Reggio Calabria l’Udc schiera Pasquale Tripodi, ex Udeur, finito in tv per aver fatto assumere le cugine in un concorsone regionale, e su L’Espresso per l’amicizia con tal Fortunato Laface, sorpreso con bombe a mano e pistole.

E IN CAMPANIA? – E basta fare qualche chilometro per vedere che in Campania, ad esempio, la situazione è ancora più grave. Nella lista “Alleanza di popolo“, a sostegno al candidato governatore Stefano Caldoro è presente Roberto Conte, ex Verdi e PD, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa in primo grado a due anni e otto mesi di carcere. Anche qui Caldoro, come Scopelliti, prende le distanze: “Se i suoi voti saranno decisivi non esiterò a dimettermi“.

Autore

Umberto Galati

Scrivi un commento