Dalla Redazione

Tutte le strade portano a Roma

Ascesa e caduta del Conte Max: i 17 mesi di Caputo in maglia giallorossa
È l’afosa sera del 19 Agosto 2008, mentre una birra ghiacciata lenisce quella strana sensazione estiva di arsura tra labbra, lingua e palato, un amico si avvicina e dal suo sguardo intuisco immediatamente che ha un colpo importante in canna:
“Vidisti cu’ pigghiammi?”
Io: “Veramente no” “
Caputo!”.
È innegabile che non avessi minima cognizione di chi fosse questo Caputo (al pari del mio amico), ma con nonchalance faccio un segnale di assenso: “Bonu”. Non posso di certo immaginare che sia l’inizio di una controversa storia. 

Massimiliano Caputo arriva a Catanzaro dopo due stagioni disputate in C1 con la maglia della Juve Stabia, in cui ha realizzato 14 reti; prima delle “vespe” ha militato nel Sud Tirol, Sora, Salernitana, Albinoleffe, Ascoli ed ha anche una presenza in serie A col Brescia.
Nel frattempo a Catanzaro Nicola Provenza è subentrato ad Agatino Cuttone. I giallorossi si sono appena salvati dopo un campionato tecnicamente disastroso e complicato da penalizzazioni e da un’instabile situazione economica.
Il conte Max entusiasma da subito la platea e la delizia con colpi di altra categoria, col suo sinistro fatato. In quel ruolo di trequartista / seconda punta negli anni di C2 non si ricordano giocatori di pari livello. Anche perché Caputo non è solo superiore tecnicamente ma si rivela assolutamente decisivo.
Segna a Lamezia, sbloccando il derby, si ripete con una fantastica “foglia morta” in casa contro la Scafatese, realizza i gol vittoria ad Andria e Melfi (magica palombella). Conclude il girone d’andata con una doppietta che stende il Barletta e con una rete al Noicattaro.
Ruotano le prime punte al suo fianco (Montella, Iannelli e poi Falomi) ma Caputo resta il perno inamovibile dell’attacco giallorosso. Segna un altro eurogol decisivo ad Aversa, si ripete in casa contro il Manfredonia. Realizza la rete del pareggio a Cassino, segna in casa col Monopoli e ci fa spellare le mani con inutili prodezze nelle sconfitte di Pescina e Gela.
È anche leader nello spogliatoio, si schiera in difesa del compagno di reparto Falomi, più volte beccato dalla tifoseria per la sua scarsa propensione al gol.
Ma ad aprile il conte Max si infortuna e viene sottoposto ad intervento di artroscopia alla rotula del ginocchio. Il Catanzaro risente fortemente dell’assenza del suo giocatore-faro, che non rientra neanche ai play-off nella triste doppia sfida col Pescina.

2009-2010 Ad agosto, con la nuova gestione tecnica Pitino-Auteri, nonostante alcuni rumors lo dessero per partente, gli viene prolungato fino al 2012 un contratto faraonico per la categoria.
Il conte Max comincia la nuova stagione, alla sua maniera, realizzando un gol decisivo contro la Cisco Roma. Segna anche il gol del pareggio a Manfredonia e la rovesciata nella sofferta vittoria nel derby a Vibo. Partecipa con un marcatura alla goleada casalinga contro l’Igea Virtus ed alla straordinaria impresa di Gela.
In una stagione e mezzo colleziona 43 presenze, realizza 18 gol e 9 assist che hanno portato (da soli) tra i 30 ed i 35 punti punti al Catanzaro. Ma non è un’esperienza fatta solo di luci. Il rapporto con la città, la società e la tifoseria si va incrinando dopo i play-off persi.
A Catanzaro, con la campagna acquisti estiva arriva Lucas Longoni, talento che, a suon di reti e giocate sopraffine, immediatamente si dimostra pronto ad ereditare lo scettro del conte Max. Caputo, sin dal pre-campionato, è inspiegabilmente nervoso, probabilmente insoddisfatto. Nel corso della stagione è attore protagonista della disfatta di Isola Liri, con una vergognosa espulsione dopo aver fallito il rigore del possibile pareggio.
L’ADDIO Fa parte del gruppo dei “senatori” cui si imputa la regia dello sciopero di inizio 2010 per i mancati pagamenti, capitolo che rappresenta l’ennesima mortificazione per la nostra tifoseria. A questo punto la frattura con Catanzaro diventa insanabile, mentre cresce la corte dei fratelli Ciaccia della Cisco Roma, pronti a sobbarcarsi l’oneroso stipendio del fantasista campano per assicurarsene le prestazioni. Il risultato è che uno dei più forti giocatori della categoria lascia il Catanzaro capolista per rinforzare una delle maggiori contendenti alla promozione in prima divisione.
A mio modo di vedere la scelta della cessione era inevitabile, gli unici nodi su cui è opportuno discutere riguardano la modalità e la destinazione. Già, perché in effetti la rescissione consensuale va a cozzare con il valore del calciatore e la durata del contratto, configurando una dismissione gratuita di un asset societario.
E poi, se fosse vero ciò che riportavano le testate nazionali e locali, ovvero l’interessamento al giocatore di società di categoria superiore, si sarebbero potute privilegiare piste alternative alla Cisco Roma (a gennaio come a fine anno). In questo senso, la società avrebbe potuto e dovuto richiedere uno sforzo a Max Caputo per accettare una destinazione diversa da Roma. Naturalmente queste restano congetture, dal momento che non siamo a conoscenza dei dettagli sulle trattative ed accordi intercorsi.
Il Catanzaro, anche senza Caputo, rimane una squadra forte ed attrezzata per il salto di categoria, al netto di qualche necessario intervento di perfezionamento e rinfoltimento rosa che attendiamo. Ci resta solo molta amarezza per come è andata a finire questa storia e la speranza di non trovarci a maggio prossimo nella condizione di dover discutere sui “se” e sui “ma” di questa vicenda.

Francesco Guerrieri

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