INCONTRO CON PUPI AVATI, “IL POETA DELLA MEMORIA

SABATO ALL’AUDITORIUM “CASALINUOVO”

Pupi Avati, il “poeta della memoria”. Così il Politeama di Catanzaro accoglierà sabato pomeriggio il grande regista bolognese, ospite d’onore al concerto di chiusura della rassegna internazionale La Grande Musica per il Cinema.

Avati – che nella serata presenzierà al concerto di Riz Ortolani, compositore di molte musiche  dei suoi film e riceverà il Premio Tersicore –  alle 16,45 incontrerà studenti e appassionati di cinema all’auditorium “Casalinuovo”.

A presentare l’opera del grande regista sarà il Sovrintendente e direttore artistico del Politeama, Mario Foglietti. Lo stesso Foglietti, attraverso un accurato studio della filmografia di Avati, ha realizzato un suggestivo ed emozionante documentario che sarà proiettato nel corso della stessa manifestazione all’auditorium. Successivamente, Pupi Avati si sottoporrà al fuoco di fila di domande che gli verranno rivolte dagli studenti dei licei e delle università.

Bolognese, nato il 3 novembre 1938, Giuseppe Avati, detto Pupi, si laurea in Scienze Politiche, ma insegue fin da ragazzo il sogno del cinema, frequentando corsi di regia e cimentandosi con la macchina da presa.
Nel 1968 debutta nel lungometraggio con Balsamus, l’uomo di Satana, la storia tragica e fantasiosa di un nano e dei suoi strani poteri, a cui fanno seguito qualche anno più tardi La mazurka del barone della santa e del fico fiorone (1975), con Ugo Tognazzi e Paolo Villaggio, La casa dalle finestre che ridono (1976), la favola nera di un pittore pazzo morto suicida, e il musical Bordella (1976) con Gigi Proietti, censurato all’uscita.

Con Una gita scolastica (1983), il racconto di una gita-premio di un gruppo di studenti del liceo, Pupi Avati mette definitivamente a punto il suo stile personale, minimalista e intimo, che diventerà una costante nella sua produzione successiva. Nascono così Festa di laurea (1984), commedia amarognola con Carlo Delle Piane, Noi tre (1984), premio speciale per i valori tecnici alla Mostra di Venezia, Regalo di Natale (1986), una partita a poker ricca di suspense e di piccoli scorci di vita di provincia, e Storia di ragazzi e di ragazze (1989), David di Donatello per la migliore sceneggiatura.
Nel 1991 Avati gira in America Bix, biografia di Leon Beiderbecke, uno dei pochi jazzman bianchi, e l’anno successivo dirige Fratelli e sorelle, amara riflessione sulla perdita dei valori e degli ideali di una confusa gioventù.
Nel 1993 presenta a Cannes il suo film più ambizioso, Magnificat, poi porta sul grande schermo L’amico d’infanzia (1994), L’arcano incantatore (1996) e Festival (1996). Dopo Il testimone dello sposo (1997), con Diego Abatantuono e una debuttante Inès Sastre, Avati dirige La via degli angeli (1999), ambientato nei primi del Novecento nella campagna emiliana, I cavalieri che fecero l’impresa (2000), tratto da un suo romanzo, e Il cuore altrove (2002), la storia elegante e sussurrata tra un giovane insegnante timido e impacciato e una ragazza bella e spregiudicata che ha perso la vista in un incidente. Nel 2004 è la volta invece di La rivincita di Natale, sequel a quasi vent’anni di distanza del film sui giocatori di poker con Abatantuono. Avati continua negli anni a regalarci il suo universo cinematografico fatto di storie minimaliste con personaggi spesso proiettat nostalgicamente verso il passato, come in Quando arrivano le ragazze? (2004) o La seconda notte di nozze (2005). Nel 2008 torna al cinema (e al festival di Venezia) con il film Il papà di Giovanna. Ambientazione ed epoca sono quelli preferiti del regista: la sua Bologna, e l’Emilia, negli anni trenta. L’ultimo suo lavoro è Gli amici del bar Margherita , uscito nella scorsa primavera, un film ambientato nel centro di Bologna negli anni Cinquanta.

Autore

Salvatore Ferragina

Scrivi un commento