I BENI CULTURALI A CATANZARO, DISTRAZIONE E INCOPETENZA?

Lettera firmata; riceviamo e pubblichiamo

Catanzaro appare distratta verso i beni culturali del proprio territorio, nonostante la loro valenza, sono spesso non considerati o addirittura ignorati. Anche se tanto è stato fatto, moltissimo è da realizzare. Propongo agli amministratori, diversi suggerimenti da prendere in considerazione e risolvere con urgenza con la dovuta coscienza civile data l’importanza che ricoprono. 1) Villa Margherita. E’ stata di recente rivalutata ed aperta al pubblico ma sfugge il possibile e non realizzato ripristino dei vecchi arredi e statue di terracotta, nel passato malridotte da vandali e poi rimosse. Se si sa, dove sono andate a finire? Dove sono state depositate? A chi sono state consegnate? Se sono reperibili perché non vengono restaurate e ricollocate nel loro posto originario? Due di queste sembrano essere nel giardino della segreteria universitaria di via San Brunone e, se provengono da Villa Margherita, perchè non si provvede a rimuoverle e sistemarle al loro posto originario? Perché non ripristinarle tutte? L’esempio del reinserimento dei puttini ex novo della Fontana di Santa Caterina è estremamente positivo. Si ricorda che Villa Margherita, progettata dall’ingegnere-agronomo svizzero Enrico Fehr autore anche della Villa Comunale “Carlo Ruggero” di Cittanova e di Villa Mazzini a Messina, è area protetta in quanto dichiarata con D. M. 10 gennaio 1972, di notevole interesse pubblico, con la Legge n. 1497 del 29 Giugno 1939 sulla protezione delle bellezze naturali. 2) Oratorio del SS. Rosario. E’ in stato di completo abbandono, una grave e dolorosa piaga culturale ed artistica della città per essere sicuramente uno dei massimi esempi di arte barocca locale. Chi lo vede ed ha un grado di sensibilità anche minimo non rimane indifferente a tale bellezza, eppure l’abbandono persiste praticamente da sempre. Non è mai stato possibile vederlo integro mentre al contrario è possibile assistere alla lenta agonia che va inesorabilmente avanti. Notevole esempio di intagli lignei in noce e stucchi barocchi, di affreschi del pittore Diego Grillo di Pizzo (VV) del XX secolo, stanno andando letteralmente in rovina anche per l’intervento, evidentemente non adeguato, realizzato nel passato al tetto. Il legno attaccato dal tarlo si indebolisce sempre più fino a cedere, i rilievi in stucco attaccati dall’umidità e dalla muffa e i dipinti murali perdono pezzi cadendo in più punti ed il soffitto lesionato con crepe sempre più numerose e vistose con pericolo imminente di crollo. La spesa per un adeguato intervento di restauro è certamente considerevole, ma gli Enti Locali dovrebbero dimostrare l’interesse alla salvaguardia del bene promovendo l’iniziativa alla richiesta di fondi previsti nei casi gravi in cui versano i beni culturali nazionali. Con il giusto interesse si può risolvere, l’esempio dell’Oratorio del Carmine è un valido precedente. La palina descrittiva, se non si provvede diversamente, diventa, a questo punto un elemento sarcastico, in quanto all’interno il soffitto è pericolante e non visitabile. Prolungare l’interesse dell’Oratorio, alla Chiesa del SS. Rosario ed all’ex Convento, ancora utilizzato come sede della Finanza, ad un unico corpo legato da quello che dovrebbe essere, cioè, il Complesso Monumentale del SS. Rosario. Sede ideale da adibire a museo con i propri numerosi e pregevoli manufatti artistici, sale convegno e sede scolastica. Il Liceo Artistico Statale che, nonostante i decenni della propria esistenza, è stato ancora purtroppo, recentemente di nuovo relegato sdegnosamente in periferia. Il Liceo Artistico deve avere una sede idonea nel centro storico per facilitare, sotto molteplici aspetti, il suo apporto culturale specifico mirato al territorio, che altrimenti rimarrà purtroppo solo marginale. Si parla di Polo Artistico ma il Liceo Artistico non è preso in considerazione mentre l’Accademia di Belle Arti è situata in una sede, sotto diversi aspetti, anch’essa ancora inadatta.
Altri suggerimenti:
·         La descrizione della palina riferita all’Oratorio del SS Rosario ha cenni con riferimenti storici ed omette quella che dovrebbe essere, la più ovvia, cioè la descrizione dello stato attuale dell’opera. Si fa, per esempio, cenno all’oro zecchino del soffitto, quando invece lo si visita, si scopre che non esiste e che al suo posto vi sono affreschi neanche menzionati. Inoltre quello che identifica  un edificio è lo stemma che dovrebbe apparire i tutti i cartelloni e nelle paline descrittive delle chiese e palazzi di riferimento,  ed invece spessissimo non compare.
·         Quando predisporre un piano per come acquisire, recuperare e utilizzare nell’interesse della collettività i numerosi ex conventi cittadini?
·         Qual è l’impegno riguardo il recupero della stele dei Giochi Lampadari, rinvenuta a Palazzo De Nobili nel 1784 e depositata ancora fuori sede e non ancora trasferita definitivamente in città?
·         Perché non ricomporre il Monumento ai Caduti di Piazza Matteotti di Michele Guerrisi con la statua rappresentante la vedova, soggetto integrante dell’opera ma scomparsa a suo tempo misteriosamente?
Riguardo la Fontana del Cavatore, è impossibile:
·         evitare gli escrementi di piccioni, già bene in vista sin dal giorno dell’inaugurazione, sul restaurato Cavatore con i semplici dissuasori appuntiti?
·         abbattere l’inutile e vuota edicola che ostruisce la vista della statua del Cavatore, in quanto posizionata frontalmente ed a pochi metri?
·         completare la lacerata facciata della Fontana del Cavatore? Crollata ormai da decenni, dà l’aspetto alla città di terremotata perenne, divenendo simbolo di degrado e abbandono.
E per completare, un’ultima osservazione che mi ha lascito di stucco, amareggiandomi profondamente. La basole che formavano il battistrada dietro la Prefettura sono state in parte rimosse. Disposte sapientemente a spina di pesce nella carreggiata ed in senso longitudinale lungo i margini, vengono sostituite con dei sanpietrini distruggendo così, con noncuranza ed incoscienza, un buon esempio di come dovevano essere disposte anche su Corso Mazzini. Chi ha permesso ciò? Chi ha suggerito questo modo di operare? A chi dobbiamo ringraziare per la geniale trovata del nuovo look? A saperlo, potrei, in compagnia di chi ha cuore l’aspetto della città nel modo più idoneo, essere per sempre irriconoscente. Certo occorre coraggio se non incoscienza a togliere ciò che rimane dell’operatività positiva del passato. Chiedo a gran voce, spinto e guidato dall’amore per il bello senza interessi di parte, di bloccare immediatamente i lavori e rimettete le basole nella loro disposizione originaria! Si riacquisterebbe di sicuro, più competenza e professionalità. Questo modo di operare cancella per sempre una parte che identifica piacevolmente la città, che viene, con questa operazione rinnegata e stravolta. D’altronde, l’operazione era già iniziata con l’uso del travertino romano per lapidi commemorative e indicazioni stradali. Scelta di materiale inopportuno perchè non è locale ed inadatto in quanto poco leggibile. Quello che chiedo è che il bene culturale della città sia un bene comune, un bene dei cittadini fruibile da tutti nel modo più adeguato e opportuno, che si operi bene con i fatti e non a parole, senza snaturare l’identità cittadina, che rimanga insomma bene culturale e non si trasformi in male culturale. Ciò, è il minimo indispensabile, Prof. Sandro Scumaci.                                                
E-mail  s.scumaci@alice.it                     
Catanzaro, 09.09.2009                     

Autore

Salvatore Ferragina

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