Il Rompicalcio

La guerra dei seggiolini…

Restyling del Ceravolo, si gioca una partita importante

Cantavano gli Ultras: Che confusione, sarà perché ti amo. Rossoblu, il gialloblu, red & blue, nuntereggae più. Seggiolini rossoblu? Nell’anno del ritorno del derby al Ceravolo? Apriti Cielo (e d’incanto apparve il cielo, subito rappresentato sulle tribune. Schienale si,  schienale no…. Schienali fantasma. Cosentino non sarò, e al progetto dico no… Facezie.
Il problema, a mio modo di vedere, è più generale e non riguarda certo solo i colori di un settore. Né il lavoro di questo o quel tecnico.  Esecuzione a regola d’arte, questo è il problema. Ma esecuzione di cosa?  Qui casca l’Aquila.
Lo stadio appartiene non alle società, che passano, nè ai tecnici né ai politici, che però hanno il dovere di amministrare nell’interesse della comunità che li ha eletti. Appartiene a tutta una città, a tutta la comunità dei cittadini che ne usufruisce. E resterà per anni. Come tutte le opere pubbliche, che impiegano soldi dei contribuenti, è lecito aspettarsi che il manufatto realizzato sia utile e condiviso. Sulla condivisione estetica dei progetti, ci sarebbe da scrivere un romanzo. A Catanzaro ci sono state propinate molte opere dopo che erano state progettate e realizzate. Uno esce di casa e si trova, in una piazza storica, un parallelepipedo angolato e orientaleggiante al posto della staccionata da cantiere del giorno prima. E pensa: “E ‘sta cosa ‘e duva nescìu fhora???”. Quando non un ascensore che sta a Bellavista come i crackers col morzello.
Ora: a un primo esame superficiale di quanto letto e sentito in questi giorni, il progetto per come esposto nelle varie testate cittadine non piace granchè. O forse piace, e non lo sappiamo. Di certo il progetto dei tre colli che si stagliano nel cielo fa apparire quei tre triangoli più simili alle tre piramidi di Cheope che non ai tre colli dello stemma cittadino.
La creazione ai distinti della tribuna Vip, invece, che al Ceravolo è sempre mancata, può rispondere a una logica di normalizzazione.
In tutti gli stadi, tranne che nel nostro, la esposizione delle curve è a sud e a nord, e dalla parte della tribuna nobile dello stadio (nel senso che nel pomeriggio vede il sole tramontare alle proprie spalle) vi sono le panchine e l’area ospitalità, oltre alla tribuna stampa. Il motivo è squisitamente logistico, in modo da dare agli operatori del calcio (giornalisti, accreditati CONI e di ogni genere, atleti non convocati et cetera) un’occasione di incontro più semplice. Ora, volendo tralasciare l’impatto sulla psiche dei vecchi frequentatori dei distinti, che si vedrebbero costretti a un esborso molto più sostanzioso per conservare il diritto di poter suggerire i cambi all’allenatore di turno, la soluzione avvicinerebbe il Ceravolo alla normalità. Sottraendolo all’affettuoso e rassicurante abbraccio della Storia. Ben venga un dibattito, si parla della nostra città.  E ogni confronto è un occasione di crescita.
La normalità è, attualmente, una condizione tutta da conquistare: penso per esempio alla tribuna stampa, ora confinata in una sorta di antibagno, o all’area ospitalità, quel luogo deputato ad accogliere gli ospiti della società. Immagino un’area ospitalità accogliente e caratterizzata dalla storia del Catanzaro (magari alle pareti una gigantografia di un corner di Palanca, dell’Avvocato Ceravolo con Silipo e Banelli, o anche Platini al vecchio comunale che le buone conoscenze non fanno mai male: hai visto mai che ci danno un girone degli Europei?). Penso al campetto dietro ai distinti, in stato di abbandono, e il paradosso di un Catanzaro spesso costretto a peregrinare per trovare un campo di allenamento.
Ieri abbiamo ospitato la Scafatese (i salernitani saranno stati sicuramente onorati di aver fatto la doccia dove la fece Zico), domani potrebbero tornare formazioni più blasonate e allora il Ceravolo potrebbe essere un bel biglietto da visita per la città.
Perché non concordare la stesura definitiva del progetto con pochi qualificati interlocutori? Penso a tecnici che negli anni si sono occupati di impiantistica sportiva, anche esterni, perché no? Penso alla giovane Accademia del calcio catanzarese, penso alla neonata associazione di giornalisti intitolata a Giorgio Tallarico, penso anche ad altri soggetti ma poi chi deve pensarci non sono io ma l’attuale amministrazione comunale. A cui compete l’ardua scelta di chi possa dare un concreto apporto di idee e di impegno distinguendo fra i soggetti potenzialmente utili  e la pletora di personaggi in cerca di legittimazione mai assenti dalle nostre parti.
In conclusione: lo stadio è comunale e appartiene a tutta la città, dare ascolto a chi il Calcio a Catanzaro per vari motivi lo vive in prima persona potrebbe essere un momento di partecipazione che avvicinerebbe tanti cittadini alla gestione della cosa pubblica. Oltre al miglior vaccino per evitare che possa veder la luce l’ennesima bruttura nella nostra città.


Giannantonio Cuomo

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