Invasioni di Campo

Panem et circenses

Il secondo numero della rubrica curata da Francesco Guerrieri

Panem et circenses

Calcio e politica, un connubio datato 1934, quando Vittorio Pozzo consegnò a Mussolini la prima Coppa Rimet,  bissata nel 1938, in barba ai galletti francesi schiantati da una Nazionale con stemma sabaudo e fascio littorio.
Passando per l’esultanza di Pertini sull’”urlo” di Tardelli (ben più noto, nella penisola italica, di quello di Munch) fino ad arrivare al “Decreto Pisanu”, ne è passata di strada.

Da sempre abbiamo assistito ad una grande mobilitazione dei politici in difesa degli interessi del mondo del calcio. Un esempio su tutti, il “provvedimento salvacalcio”.

In quella occasione le pressioni esercitate dal mondo politico sono state paragonabili solo a pochi altri casi, riguardanti questioni di portata economica, finanziaria e sociale incomparabilmente maggiore.

Venne diffuso il timore che una bocciatura del provvedimento da parte della Commissione europea  avrebbe fatto fallire alcune società, che di conseguenza avrebbero minacciato una sospensione del campionato, e che i tifosi avrebbero reagito pesantemente arrivando a causare problemi di ordine pubblico, dei quali sarebbe stata considerata responsabile la Commissione presieduta da Mario Monti.

Il calcio è la quinta industria nazionale per fatturato, è chiaro che coinvolga molti interessi.

E poi si accosta facilmente alla politica proprio perché riproduce fedelmente molte caratteristiche della Prima Repubblica, con soggetti in grado di avere un forte impatto emozionale e di accrescere il senso di appartenenza, creando così un ampio seguito popolare.

E adesso che la politica ha smesso di generare la stessa passione di un tempo, quale mezzo di consenso migliore del pallone, che proprio per la sua azione di livellamento dei ceti rende facilmente raggiungibile tutto l’elettorato?

Così accade che un candidato a presidente del consiglio sventoli come auspicio per un possibile mandato governativo il conseguimento degli stessi successi del suo Milan, il marchio calcistico di casa nostra più conosciuto al mondo.

O che un ex-premier tailandese, defenestrato da un colpo di stato militare, cerchi nella terra d’albione il proprio rilancio politico rilevando il Manchester City con i propositi di portare gli “sky blues” ai vertici internazionali.

A condizione che l’esito del processo che lo coinvolge, attualmente in corso, per corruzione e abuso di diritti umani, sia positivo.

Senza arrivare ai casi-limite, non è necessario allontanarsi da casa propria per trovare situazioni di commistione tra calcio e politica.

Onorevoli e politici locali nei consigli di amministrazione di società di calcio, sovrapposizione di schede elettorali e schedine del totocalcio su e (soprattutto) giù per lo stivale.

Questi Signori non hanno inventato nulla di nuovo.

Giovenale, nelle Satire, descriveva il costume politico, diffuso nella Roma antica, di catalizzare e mantenere il consenso popolare mediante l’organizzazione di attività ludiche collettive.

Chi governa concede svaghi e fugaci illusioni per placare i malumori delle masse, distogliere l’attenzione dalle tematiche scottanti e mascherare la propria incapacità.

E’ cambiato forse qualcosa?

La posta di Guerrieri

Caro Francesco, vorrei chiederti un parere sulle voci che circolano circa un coinvolgimento di dirigenti della vecchia US nell’ FC. Pensi sia possibile che avvenga tutto questo?
Giuseppe di Borgia (CZ)

Non scherziamo.

Il testo del Lodo Petrucci parla chiaramente: al capitale della nuova società non possono partecipare, neppure per interposta persona, nè possono assumervi cariche,  soggetti che, nella società non ammessa, abbiano ricoperto cariche sociali ovvero detenuto partecipazioni dirette e/o indirette  superiori al 2% del capitale totale o comunque tali da determinarne il controllo gestionale

L’inosservanza di tale divieto comporterebbe a carico della società una penalizzazione di almeno 2 punti in classifica ed un’ammenda non inferiore a 10.000 euro.

Ma andiamo, caro Giuseppe, chi sarebbe così stolto da coinvolgere soci della vecchia Uesse nella gestione dell’Effeccì, sapendo di mettere a rischio la nuova società?

E poi, alla minima avvisaglia ci sarebbero sommosse popolari di gente indignata e una netta presa di posizione della tifoseria organizzata e della stampa locale.

Ripeto, non scherziamo.

Autore

Redazione

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